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Per chi suona la sirena. L’impossibilità di essere obiettivi

Dal confine nord di Israele una riflessione sul giornalismo contemporaneo, sempre più attratto dai racconti che confermano idee preesistenti e sempre meno disposto ad ascoltare ciò che non si adatta al copione

Luciano Assin

Tempo di Lettura: 2 min
Per chi suona la sirena. L’impossibilità di essere obiettivi

Pochi giorni fa è passata a visitarmi una giornalista italiana. La frontiera settentrionale israeliana rimane sotto tiro e questo basta per attirare cronisti alla ricerca di notizie appetibili, possibilmente tragiche, con cui saziare la fame dei giornali e dei loro lettori. Oltre due ore di conversazione sono state condensate in un trafiletto di poche righe che non lascia trapelare nulla di ciò che ho cercato di trasmettere. Il messaggio non è passato e probabilmente non è stato nemmeno recepito.

Vivo in questo Paese da cinquant’anni e ho accumulato abbastanza esperienza per fornire analisi lucide, profonde e accurate su ciò che è stato e su ciò che sta accadendo. Non sono un profeta, ma sono in grado di leggere fra le righe e individuare la direzione del vento. Il problema è che il vento è mutevole, troppo per poter essere focalizzato e analizzato con semplicità. L’informazione odierna ha altri interessi: predilige il particolare, soprattutto quando fa emergere un quadro pietoso e drammatico, senza preoccuparsi troppo delle cause che l’hanno prodotto.

Il mio più grave errore, in questa intervista, è stato quello di presentarmi come una persona lucida e resiliente, capace di analizzare e metabolizzare la realtà senza fronzoli o sensazionalismi. Col senno di poi avrei dovuto presentarmi come un disperato sull’orlo del collasso fisico e mentale, lacrimando in cerca di pietà e comprensione.

In questi ultimi tre anni ho incontrato svariati giornalisti, ognuno dotato di una propria agenda politica prestabilita, non sempre personale ma senz’altro influenzata dalla testata per la quale lavora. Nella stragrande maggioranza dei casi, ciascuno cerca di modificare la realtà a proprio uso e consumo, magari forzandola un po’. L’importante è che entri nello schema che si è già costruito.

È vero, non può esistere una versione completamente obiettiva dei fatti. Chi fa dell’informazione il proprio lavoro, però, dovrebbe avere il coraggio etico di riportare anche le voci scomode, quelle che stonano con la sua visione personale. L’appiattimento delle opinioni e l’ignavia portano inevitabilmente all’intolleranza e gli ultimi casi che hanno riguardato il Gay Pride, Erri De Luca e Francesco De Gregori sono tra i più eclatanti, ma certamente non sono gli unici.

Durante il mio giro con la giornalista, i missili hanno continuato a esplodere sopra le nostre teste e i droni a volare più o meno indisturbati. Tutto è diventato così tristemente normale che perfino la sirena ha smesso di suonare.


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