Voleva colpire gli ebrei avvelenando cibo e bevande nelle sinagoghe. Aveva cercato di procurarsi un’arma, diffondeva online propaganda dell’ISIS e di Hamas e discuteva con altri utenti di possibili attentati contro quelli che definiva «infedeli». A fermarlo è stata l’FBI, al termine di un’indagine cominciata già nel 2023.
Jonathan Hunter Kramer, 21 anni, residente in Pennsylvania, è stato incriminato davanti alla corte federale del Western District of Pennsylvania per reati legati alle armi e al terrorismo. Secondo la denuncia penale presentata dagli investigatori, Kramer stava cercando di passare dalla propaganda e dalle minacce alla preparazione concreta di un attentato.
L’FBI aveva cominciato a occuparsi di lui tre anni fa, dopo una segnalazione anonima relativa all’amministratore di un gruppo Telegram che utilizzava lo pseudonimo «Nikolas Cruz» e pubblicava minacce e materiale relativo alla preparazione di attentati. Il nome scelto non era casuale: Nikolas Cruz è l’autore della strage compiuta nel 2018 nella scuola superiore di Parkland, in Florida.
Gli investigatori attribuirono quell’account a Kramer, che utilizzava lo stesso pseudonimo anche su Discord. Durante una perquisizione nella casa dei genitori, dove il giovane viveva, sul suo computer venne trovata una registrazione nella quale giurava fedeltà allo Stato Islamico.
All’epoca Kramer era minorenne. Venne processato a livello statale per aver progettato un attacco con numerose vittime e per possesso di materiale pedopornografico e fu quindi inserito in un programma di trattamento per minori, terminato nel marzo scorso. Poco dopo la sua conclusione, però, l’FBI ricevette una nuova segnalazione: Kramer aveva nuovamente libero accesso a Internet, ordinava pacchi giudicati sospetti ed era tornato in contatto con persone frequentate prima del precedente arresto.
Gli investigatori ricostruirono allora la sua nuova attività online. Attraverso diversi account Reddit, Kramer avrebbe pubblicato materiale propagandistico sia dell’ISIS sia di Hamas. In uno dei video comparivano terroristi di Hamas rappresentati in stile anime accompagnati da un appello a unirsi alla causa palestinese. La propaganda si accompagnava, secondo l’accusa, alla ricerca di modalità concrete per uccidere. Utilizzando il nome «Hamza Al Rashid» su una piattaforma di messaggistica criptata, Kramer avrebbe discusso con altri utenti di possibili attacchi contro i kuffar, gli «infedeli», citando incendi, investimenti con veicoli, armi da fuoco e altre forme di attentato.
A maggio il ventunenne avrebbe espresso esplicitamente l’intenzione di utilizzare sostanze tossiche contro civili, indicando tra i possibili obiettivi anche le sinagoghe. In un messaggio citato dall’FBI spiegava di voler contaminare alimenti o bevande e aggiungeva di preferire eventi o luoghi ebraici. Il veleno, sosteneva, sarebbe stato un mezzo per «fare la guerra agli infedeli». Un informatore dell’FBI entrò quindi in contatto con Kramer attraverso la piattaforma criptata. Il giovane avrebbe dichiarato di voler compiere un attentato e di essere ostacolato soprattutto dall’impossibilità di acquistare legalmente armi a causa del precedente arresto.
Gli agenti scoprirono successivamente che stava tentando di procurarsi armi da privati attraverso Internet e cominciarono a seguirne gli spostamenti. Kramer, che non possiede la patente, si recò in taxi in un negozio, acquistò un telefono usa e getta e incontrò poi una persona in un parcheggio, dalla quale ricevette una borsa che sembrava contenere un’arma.
Si trasferì quindi in un albergo, pagando la stanza in contanti, e acquistò munizioni. A quel punto intervenne l’FBI. Nella camera e nei bagagli gli agenti trovarono un fucile semiautomatico, cinque caricatori da trenta colpi, 190 munizioni, un mirino, uno spray urticante, un tappeto da preghiera e custodie progettate per schermare i segnali dei dispositivi elettronici. Nella sua abitazione furono inoltre trovati trenta coltelli e un biglietto nel quale Kramer scriveva di non cercarlo e di non poter continuare a vivere «nella paura costante».
La denuncia federale non indica un obiettivo specifico contro il quale il giovane avesse già deciso di agire. Le sinagoghe, tuttavia, compaiono esplicitamente nelle conversazioni attribuitegli dagli investigatori come luoghi nei quali avrebbe voluto colpire. Il caso si inserisce in una serie di complotti terroristici contro obiettivi ebraici sventati negli ultimi anni negli Stati Uniti. Nel 2024 un estremista neonazista incriminato a New York era stato accusato di progettare la distribuzione di dolci avvelenati ai bambini di scuole ebraiche di Brooklyn.
L’elemento che emerge ancora una volta è il ruolo dell’estremismo online. Organizzazioni ebraiche americane, tra cui l’Anti-Defamation League, avvertono da tempo che ambienti digitali dominati dalla violenza nichilista, dall’estremismo e dall’antisemitismo possono diventare luoghi di radicalizzazione soprattutto per giovani isolati e vulnerabili.
Nel caso di Kramer, secondo l’accusa federale, quel percorso avrebbe riunito mondi apparentemente diversi: propaganda dell’ISIS, sostegno ad Hamas, antisemitismo, fascinazione per le stragi e ricerca concreta degli strumenti necessari a passare dalle parole alla violenza. L’intervento dell’FBI ha impedito che quel percorso arrivasse alla sua ultima tappa.