Chiamatemi pure Incertino. Mercoledì scorso tornavo dal mercato, dove ero andato a comprare le mele e, non sapendomi decidere tra Gala e Golden, Fuji e Granny Smith, Pink Lady e Renette, alla fine mi ero deciso per un chilo di albicocche: di quelle, almeno, ce n’era una varietà sola.
Salito sul bus, chi incontro, se non il vecchio compagno di scuola Disarmando, di ritorno, come suo solito, da chissà quale manifestazione?
Stava discutendo animatamente con un’altra vecchia conoscenza, Liberaldo, e come sempre litigavano. L’argomento, questa volta, erano le armi e la difesa delle democrazie. Visto che, tanto per cambiare, c’era una coda che non finiva più e chissà quanto ci avremmo impiegato, mi sono intromesso.
Incertino: Vi faccio una domanda semplice. Una democrazia dovrebbe essere disarmata per essere davvero democratica?
Disarmando: Certamente. Io sono pacifista. Sempre. Le armi sono il problema. Produzione, commercio e uso delle armi andrebbero aboliti. Senza eccezioni.
Liberaldo: Senza eccezioni? Se uno ti entra in casa con un bastone, tu cosa fai? Gli offri il caffè?
Disarmando: Non scherzare. La violenza genera altra violenza. La pace si costruisce rinunciando alle armi.
Incertino: Quindi anche chi viene aggredito non dovrebbe difendersi?
Disarmando: Esatto. La pace universale richiede coerenza.
Liberaldo: Bella teoria. Ma nel mondo reale c’è chi aggredisce e chi viene aggredito. L’Ucraina è stata invasa dalla Russia. Israele è da anni sotto attacco da parte di Hamas, Hezbollah e dell’Iran. Dovrebbero stare fermi a prendere colpi?
Disarmando: Certo. Vale anche per Israele. Se viene attaccato, non dovrebbe rispondere con le armi.
Liberaldo: Aspetta. Quindi il 7 ottobre Hamas massacra civili, prende ostaggi e lancia migliaia di missili, e Israele dovrebbe limitarsi a porgere l’altra guancia?
Disarmando: Dovrebbe evitare l’escalation e cercare una soluzione pacifica.
Liberaldo: E quando dai confini arrivano missili e droni? Anche in questi giorni, dal Libano, Hezbollah continua a lanciare droni contro villaggi e città israeliane. Che dovrebbe fare Israele? Mandare una lettera di protesta?
Disarmando: Dovrebbe continuare a privilegiare il dialogo.
Liberaldo: Facile dirlo da una poltrona. Se fossi tu sotto un drone che ti ronza sopra la testa, pronto a colpire casa tua, scommetto che la vedresti in modo un po’ diverso.
Disarmando: I principi non cambiano a seconda delle circostanze.
Liberaldo: I principi forse no. Le conseguenze sì.
Incertino: Se c’è una cosa sola di cui sono mai stato certo, è che stavolta Liberaldo ha ragione. È difficile chiedere a qualcuno di non difendersi quando viene attaccato.
Disarmando: Dovrebbero cercare la pace.
Liberaldo: E se l’altro non la vuole?
Disarmando: Bisogna continuare a cercarla.
Incertino: Però una democrazia disarmata può davvero esistere?
Disarmando: Certo. Se tutti rinunciassero alle armi.
Liberaldo: Appunto: “se tutti”. Il guaio è che non tutti lo fanno. Le dittature non disarmano. I terroristi nemmeno. E allora?
Incertino: In effetti la domanda è questa: se le armi le usano dittature e terroristi, che cosa bisogna fare?
Disarmando: Beh… bisogna insistere sul dialogo.
Liberaldo: Non hai risposto.
Disarmando: Non è una domanda semplice.
Incertino: Parliamo del riarmo europeo. Molti governi lo considerano necessario.
Disarmando: È un errore. Più armi significano più guerra.
Liberaldo: Oppure più deterrenza. Durante la Guerra Fredda nessuno premette il pulsante proprio perché entrambe le parti erano armate.
Incertino: Però ci fu anche una stagione di distensione.
Liberaldo: Certo. Nei primi anni Settanta si cercò di limitare gli armamenti e ridurre le tensioni. Ma quei negoziati funzionavano perché esisteva un equilibrio di forze. Non perché qualcuno si fosse disarmato unilateralmente.
Disarmando: Rimane il fatto che le armi sono immorali.
Liberaldo: Anche le guerre sono immorali. Ma se qualcuno attacca una democrazia, difenderla non è immorale. Libertà, giustizia e diritti non si proteggono con gli slogan.
Incertino: Quindi la difesa sarebbe un male necessario?
Liberaldo: Esatto. Nessuno dovrebbe amare le armi. Però possono essere uno strumento indispensabile. Come un estintore: meglio non usarlo mai, ma guai a non averlo quando scoppia l’incendio.
Disarmando: State normalizzando la guerra.
Liberaldo: No. Stiamo distinguendo tra aggressore e aggredito.
Incertino: Più vi ascolto, più mi sembra difficile chiedere a chi viene attaccato di non reagire. Se una democrazia rinuncia sempre a difendersi, rischia di sparire.
Disarmando: Questa è la logica della forza.
Incertino: Forse. Ma una democrazia disarmata sopravvive solo se anche i suoi nemici sono pacifici. E la storia non va in quella direzione.
Liberaldo: Benvenuto nel club del realismo.
Incertino: Continuo a preferire la pace, naturalmente, come voi. Però inizio a pensare che la pace abbia bisogno di essere difesa.
Disarmando: Siete caduti nella propaganda militarista.
Liberaldo: Oppure abbiamo guardato il mondo per quello che è.
Disarmando: Io non intendo continuare questa discussione.
Incertino: Te ne vai?
Disarmando: Sì. Quando la gente giustifica le armi, io non ho più nulla da dire.
Liberaldo: Eppure la domanda è ancora lì: che facciamo se dittature e terroristi sono armati?
Disarmando: …
Incertino: Non rispondi?
Disarmando: Arrivederci.
(Disarmando si alza, raccoglie le sue cose e scende dal bus, visibilmente stizzito.)
Incertino: Beh, una risposta non l’abbiamo avuta.
Liberaldo: Già. E forse è proprio questa assenza la risposta più chiara.
Pesach, la memoria che libera: l’Esodo non è passato ma presente

