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Neonazismo online, terrorismo offline. La rete che arma i giovanissimi in Italia

Dalla chat “Terza Posizione” ai progetti di strage: come suprematismo, antisemitismo e “white jihad” si fondono e passano all’azione

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 5 min
Neonazismo online, terrorismo offline. La rete che arma i giovanissimi in Italia

Il 28 marzo avevamo acceso un faro su The Base, organizzazione neonazista transnazionale già monitorata negli Stati Uniti e in Europa per attività di reclutamento e radicalizzazione online.

Due giorni dopo, il 30 marzo, uno schema simile emerge anche in Italia. La DIGOS di Perugia interviene nei confronti di un 17enne con accuse legate al terrorismo: stava pianificando un attacco in ambito scolastico, con una fase preparatoria già avviata: ricerche su obiettivi, modalità operative e materiali riconducibili all’estrema destra radicale.

L’indagine evidenzia un processo di radicalizzazione sviluppato quasi interamente online, tra piattaforme di messaggistica e ambienti chiusi dove circolano in modo continuo contenuti suprematisti e antisemiti. È lì che, secondo gli investigatori, si compie il passaggio più delicato: dalla dimensione virtuale alla pianificazione concreta, quando la propaganda smette di essere solo narrazione e diventa progetto.

Per inquirenti il giovane stava progettando una strage in ambito scolastico, da concludere con il proprio suicidio. Inoltre, avrebbe diffuso istruzioni dettagliate per la fabbricazione di ordigni e armi da fuoco artigianali, anche con tecnologia 3D. Durante le perquisizioni sono stati trovati manuali sull’uso di sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, ritenuti finalizzati alla conduzione di atti di terrorismo, oltre a vademecum con indicazioni su come sabotare servizi pubblici essenziali. Tra i materiali anche istruzioni per la preparazione e l’utilizzo del perossido di acetone, sostanza esplosiva già impiegata in attentati in Europa, tra cui Bruxelles e Parigi, nota come “madre di Satana” per la sua instabilità.

Il ragazzo faceva parte di un gruppo Telegram incentrato sulla presunta superiorità della “razza ariana” e sulla glorificazione di stragisti come Brenton Tarrant, autore dell’attacco alle moschee di Christchurch del 2019 in Nuova Zelanda, e Anders Behring Breivik, responsabile della strage del 2011 tra Oslo e Utoya, in cui furono uccise 77 persone.

Dello stesso ecosistema virtuale, di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista, facevano parte anche altri sette minori delle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo, individuati a seguito delle perquisizioni dei carabinieri. Un quadro che conferma la natura diffusa e reticolare di queste dinamiche di radicalizzazione.

Arriviamo allo scorso 22 aprile. A Pavia un 19enne viene posto agli arresti domiciliari, ritenuto il punto di riferimento di una rete composta in larga parte da giovanissimi, molti dei quali minorenni. L’operazione, coordinata dalla Procura di Milano insieme a quella per i minorenni, porta a 15 perquisizioni su scala nazionale, nove delle quali a carico di under 18.

Il gruppo operava principalmente online attraverso la diffusione di propaganda neonazista e contenuti antisemiti, con interazioni continuative tra gli utenti. Nei dispositivi sequestrati sono stati rinvenuti materiali di propaganda e conversazioni che documentano l’attività del network.
Gli accertamenti ruotano attorno a una chat chiamata “Terza Posizione”, spazio virtuale in cui – secondo gli inquirenti – circolavano contenuti di propaganda razzista, antisemitismo esplicito, negazione della Shoah e messaggi che arrivano fino alla legittimazione del genocidio del popolo ebraico.

Dentro quel contesto emerge un elemento ulteriore: il richiamo al “white jihad”, definito dagli investigatori come una contaminazione tra estremismo di destra e immaginario jihadista. Non si tratta solo di slogan, ma di un linguaggio che richiama guerra, sacrificio e martirio, con la violenza proposta come strumento politico legittimo.

Nel materiale analizzato compaiono riferimenti precisi: dalla strage del Bataclan all’esaltazione di Brenton Harrison Tarrant, autore degli attentati del 2019 in Nuova Zelanda con 51 vittime. In una delle conversazioni compare anche un messaggio: “Fino alla vittoria, gloria ad Hamas, gloria agli eroi”. E poi riferimenti a simbologie esoteriche e sataniste, come la stella a nove angoli legata all’Ordine dei Nove Angoli, gruppo nato nel Regno Unito e noto per l’intreccio tra occultismo e ideologia neonazista.

Nella valutazione del Gip, il giudice per le indagini preliminari, il gruppo si presenta come una comunità digitale aperta, accessibile e strutturata attorno a riferimenti neonazisti e neofascisti. Un ambiente fluido, capace di attrarre e radicalizzare soprattutto i più giovani.
Durante le perquisizioni la Digos ha scoperto anche una serie di immagini e simboli che sintetizzano questa sovrapposizione ideologica: svastiche abbinate a elementi religiosi islamici, bandiere dell’ISIS accostate a iconografia nazista.

Una scoperta che fa tornare alla mente Amin al-Husayni, il Gran Mufti di Gerusalemme, che nel 1941, nella Berlino nazista, svolse un ruolo centrale nel plasmare la tradizione politica dell’islamismo fino al 1945, offrendo un’interpretazione della religione dell’Islam come intrinsecamente antisemita e antisionista e collegando tale versione alle teorie del complotto antisemita della storia europea moderna.

Durante il suo soggiorno in Germania collaborò con Hitler che gli affidò le trasmissioni radiofoniche in lingua araba nelle quali si affermava che uccidere un ebreo non è un reato. Al-Husayni ebbe contatti anche con l’Italia fascista e fu ricevuto da Benito Mussolini, in un contesto di convergenza politica contro il mondo ebraico e contro il progetto sionista. Già negli anni precedenti, nella Palestina britannica, aveva guidato bande armate contro gli ebrei e a Berlino incitava all’uccisione dei bambini ebrei: teorizzava che bisogna sgozzarli, al pari di Adolf Eichmann.

Uccidete gli ebrei ovunque li troviate: questa è la volontà di Allah”, diceva. E contribuì al reclutamento di musulmani per alcune unità delle Waffen-SS, come la divisione Handschar. Al-Husayni sarà una fonte di ispirazione anche per i terroristi palestinesi di “Settembre Nero”, quelli che, sostenuti da neonazisti tedeschi, massacrarono gli atleti israeliani a Monaco di Baviera durante le Olimpiadi. Accadeva nel non lontano 1972.


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