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Antisemitismo. L’80% degli ebrei francese ha paura

Il rapporto dell’Agenzia Ebraica pubblicato da N12 fotografa un senso di vulnerabilità che attraversa le comunità europee

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Antisemitismo. L’80% degli ebrei francese ha paura

I numeri hanno un peso specifico che va oltre la statistica quando raccontano una trasformazione profonda del clima sociale, e quelli diffusi dal nuovo rapporto dell’Agenzia Ebraica, pubblicato da N12, indicano con chiarezza che per una larga parte degli ebrei europei la sicurezza personale non è più un dato acquisito ma una percezione fragile, spesso incrinata da esperienze dirette o indirette di antisemitismo. In Francia, dove la percentuale raggiunge quasi l’80%, questo sentimento assume contorni ancora più netti, diventando un elemento strutturale della vita quotidiana.

Il dato europeo si ferma al 55% di ebrei che dichiarano di non sentirsi al sicuro nel proprio Paese, ma la cifra francese, pari al 78%, segnala una situazione particolarmente tesa, che si inserisce in un contesto più ampio in cui circa la metà degli ebrei europei afferma di aver subito episodi di antisemitismo nell’ultimo anno, direttamente o attraverso familiari. Il rapporto, basato su un sondaggio internazionale condotto da Ipsos su oltre 1.400 adulti ebrei, restituisce un quadro in cui l’Europa emerge come l’area più esposta, con livelli di ostilità superiori a quelli registrati in Nord America, Sud America e Australia.

Germania e Austria si collocano ai vertici di questa tendenza, con circa il 60% degli intervistati che riferisce esperienze di antisemitismo nell’ultimo anno, mentre in altre regioni del mondo le percentuali risultano sensibilmente più basse. Il confronto evidenzia una specificità europea che non può essere ridotta a episodi isolati, ma che appare legata a dinamiche sociali e politiche più profonde, amplificate negli ultimi anni dalle tensioni internazionali e dal riemergere di forme di ostilità che si manifestano sia nello spazio pubblico sia in quello digitale.

Un elemento particolarmente significativo riguarda il comportamento degli israeliani che vivono all’estero, tra i quali quasi il 70% dichiara di evitare di mostrare simboli ebraici in pubblico, una percentuale più alta rispetto a quella registrata tra gli ebrei europei. Questo dato suggerisce che la percezione del rischio non si limita all’esperienza diretta, ma influenza anche le scelte quotidiane legate all’identità, portando molti a ridurre la visibilità della propria appartenenza.

Accanto ai dati sull’insicurezza, il rapporto mette in luce una dimensione meno immediata ma altrettanto rilevante, legata al rapporto con l’identità ebraica e con Israele. Nonostante il clima di preoccupazione, una larga maggioranza degli intervistati afferma di considerare fondamentale trasmettere la propria identità alle generazioni successive, con percentuali che raggiungono l’85% in Israele e si mantengono elevate anche nella diaspora. Questo elemento introduce una tensione interna tra paura e continuità, tra il desiderio di proteggersi e quello di non rinunciare a una dimensione identitaria percepita come essenziale.

Il presidente dello Stato di Israele, Yitzhak Herzog, ha definito il rapporto un segnale allarmante sul deterioramento del senso di sicurezza degli ebrei nella diaspora, sottolineando la necessità di rafforzare il legame tra Israele e le comunità ebraiche nel mondo. Una posizione condivisa anche dai vertici dell’Agenzia Ebraica, che leggono i dati come espressione di una fase complessa, in cui alla crescita delle minacce si accompagna una rinnovata consapevolezza dell’importanza della coesione.

Il quadro che emerge non si esaurisce nella dimensione numerica, perché i dati raccontano una realtà fatta di comportamenti adattivi, di scelte quotidiane che cambiano e di una percezione del contesto che si modifica nel tempo. Il fatto che quasi la metà degli ebrei europei abbia avuto a che fare con episodi di antisemitismo nell’arco di un anno indica una frequenza che incide sulla qualità della vita e sulla libertà individuale, mentre la difficoltà nel sentirsi al sicuro segnala una frattura tra cittadinanza formale e esperienza concreta.

In questo scenario, l’Europa appare come un laboratorio critico, dove si intrecciano fattori storici, tensioni contemporanee e dinamiche politiche che rendono il fenomeno particolarmente visibile. Il rapporto dell’Agenzia Ebraicanon offre soluzioni immediate, ma pone una domanda che riguarda non solo le comunità ebraiche, bensì il funzionamento stesso delle società europee: quanto spazio resta per una convivenza che garantisca sicurezza reale, oltre alle dichiarazioni di principio.


Antisemitismo. L’80% degli ebrei francese ha paura