Nel cuore del Parlamento polacco, mentre ad Auschwitz si svolgeva la Marcia dei Vivi, un deputato ha sollevato una bandiera israeliana con una svastica al posto della Stella di David e ha accusato Israele di essere un “nuovo Terzo Reich”, trasformando una seduta parlamentare in un episodio che ha immediatamente superato i confini nazionali e si è imposto come uno dei segnali più inquietanti – e ripugnanti – del clima politico europeo.
Protagonista della vicenda è Konrad Berkowicz, esponente del partito nazionalista Konfederacja, che durante il suo intervento ha parlato apertamente di “genocidio” a Gaza e ha accompagnato le sue parole con un gesto simbolico che ha provocato una reazione immediata nell’aula, tra urla, richieste di sanzioni e l’intervento della presidenza per stigmatizzare l’esposizione di un simbolo nazista.
La gravità dell’episodio non risiede soltanto nella retorica, che pure ricalca schemi ormai diffusi in una certa parte del dibattito pubblico europeo, quanto nella scelta di utilizzare l’immaginario della Shoah per colpire lo Stato ebraico proprio nel Paese che più di ogni altro porta impressa la memoria dello sterminio nazista. Il Parlamento polacco, che si trova a pochi chilometri da Auschwitz-Birkenau, è diventato così il teatro di una provocazione che ha suscitato indignazione trasversale e ha aperto la strada a possibili conseguenze legali, dal momento che la legislazione polacca vieta la diffusione e l’esibizione di simboli nazisti.
La risposta è stata immediata: l’ambasciata israeliana ha parlato di “orrore antisemita” e ha chiesto alle autorità di intervenire, mentre diversi parlamentari hanno sollecitato il deferimento del caso alla magistratura. Anche il presidente dell’aula ha annunciato l’intenzione di valutare sanzioni nei confronti del deputato, segnalando come il gesto abbia superato una soglia che, almeno formalmente, resta ancora condivisa nel sistema politico polacco.
Eppure l’episodio non può essere liquidato come una semplice provocazione individuale, perché si inserisce in un contesto più ampio in cui il linguaggio politico ha progressivamente alzato il livello dello scontro, fino a rendere accettabili paragoni che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili in sedi istituzionali. L’accostamento tra Israele e il Terzo Reich non è una novità assoluta nel discorso pubblico radicale, ma la sua messa in scena dentro un Parlamento nazionale, con un gesto visivo così esplicito, segna un passaggio ulteriore.
Il fatto che tutto questo sia avvenuto nelle stesse ore della Marcia dei Vivi, la commemorazione che ogni anno attraversa i luoghi dello sterminio, aggiunge un livello di tensione simbolica che rende la vicenda ancora più pesante, perché mette in corto circuito memoria storica e conflitto contemporaneo, trasformando la prima in uno strumento polemico anziché in un limite condiviso.
In Europa, dove il tema dell’antisemitismo è tornato con forza al centro del dibattito dopo il 7 ottobre, episodi come questo mostrano quanto fragile sia diventato il confine tra critica politica e delegittimazione, e quanto rapidamente certi codici possano riemergere quando il contesto li rende funzionali allo scontro. La Polonia, per la sua storia, non è un Paese qualsiasi in questo discorso, e proprio per questo ciò che è accaduto in Parlamento non potrà essere archiviato come un incidente marginale, ma resterà come un indicatore di un clima che attraversa l’intero continente e che la politica fatica sempre più a contenere.
Polonia, deputato paragona Israele al Terzo Reich e mostra una bandiera con svastica