Nel maggio 2022, fece notizia la decisione degli analisti Andrea Gilli, Nona Mikhelidze e Nathalie Tocci di rifiutare un invito nel programma “DiMartedì” di La7 condotto da Giovanni Floris. Il motivo era la presenza della giornalista Nadana Fridrikhson, da molti ritenuta una propagandista del ministero della Difesa russo, alla cui disinformazione non volevano offrire legittimità. Se da un lato ha giustamente messo in guardia dalla propaganda mediatica del Cremlino, dall’altro lato nel settembre 2025 Tocci è stata ospite di Al Jazeera, nonostante la TV di Stato del Qatar abbia anch’essa una linea editoriale assai controversa. Così come il sito dell’emittente statale russa è stato bloccato nei paesi dell’Unione Europea, allo stesso modo in periodi alterni Israele, l’Autorità Nazionale Palestinese e in tempi recenti il Pakistan hanno messo al bando Al Jazeera, sul cui sito in inglese sempre Tocci risulta aver scritto due editoriali tra il novembre e il dicembre 2013.
Al Jazeera è stata accusata di diffondere la propaganda di Hamas e dei Fratelli Musulmani da questi Stati, nonché da istituti di ricerca come il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center e la Foundation for Defense of Democracies e persino da alcuni suoi ex-collaboratori, come la giornalista svedese di origine curda Suzan Quitaz. Come RT, viene visto da molti come uno strumento di guerra ibrida. Andare a vedere da dove viene Nathalie Tocci, già direttrice dello IAI (Istituto Affari Internazionali) dal 2017 al 2026 e dove attualmente risulta essere presidente del Consiglio Scientifico, aiuta a collocare meglio questa sua apparente contraddizione.
In anni passati, è stata consigliere speciale di Federica Mogherini, quando questa era alto rappresentante UE per gli affari esteri, e successivamente è stata consigliere del suo successore Josep Borrell. Va ricordato che sia Mogherini che Borrell, nella loro veste, hanno adottato posizioni assai critiche nei confronti d’Israele, e la prima era assai favorevole all’accordo sul nucleare iraniano. Come riportato nel febbraio 2018 dai quotidiani “Il Manifesto” e “La Stampa”, in vista delle elezioni politiche di quell’anno in un primo momento il Movimento Cinque Stelle aveva preso in considerazione Tocci come possibile ministro degli Esteri, nel caso avessero vinto.
Dopo il 7 ottobre, Tocci ha dimostrato posizioni non dissimili da quelle di Mogherini nei confronti dello Stato Ebraico. Il 19 ottobre 2023, è stata ospite del podcast “Metropolis” sul sito de “La Repubblica”, dove ha messo sullo stesso piano le versioni israeliana e palestinese che si accusavano a vicenda per i morti all’Ospedale Al-Ahli di Gaza City. Pochi giorni dopo, ospite del programma “Tagadà” su La7, ha giustamente sottolineato quanto fossero affrettate le conclusioni di chi ha subito pensato che fosse per forza colpa di un missile israeliano.
In seguito l’IDF ha mostrato le foto che dimostravano che l’esplosione, inizialmente attribuita dai media ad un bombardamento israeliano rilanciando la tesi del ministero della Sanità di Hamas, in realtà era dovuta ad un missile della Jihad Islamica. Una versione, quella dell’esercito israeliano, successivamente confermata anche da un’analisi del “Wall Street Journal”.
In seguito, le posizioni delTocci si sono fatte più parziali: nel gennaio 2024, ospite di “Tagadà”, ha sostenuto che fosse “sempre più chiaro che l’establishment politico militare israeliano ha in realtà un interesse non tanto a un allargamento del conflitto, quanto quello di utilizzare questo momento di guerra per farla finita anche con Hezbollah”. Mentre per quanto riguardava il rischio di attacchi da parte di Hezbollah e Iran, secondo lei “il rischio era contenuto, se non addirittura nullo” nelle prime settimane dopo il 7 ottobre. La tesi secondo cui l’Iran e i suoi proxy non avessero interesse ad attaccare Israele è stata smentita nel marzo 2025, quando il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center ha reso pubblico il contenuto di documenti di Hamas recuperati dall’IDF a Gaza e resi pubblici. Dai documenti, è emerso che il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, si era coordinato con dirigenti iraniani e di Hezbollah nel tentativo di condurre un attacco su più fronti contro Israele. Prima ancora, nell’ottobre 2024, il “Wall Street Journal” ha riportato il ritrovamento di altri documenti che andavano nella stessa direzione, e in particolare lettere di Sinwar in cui cercava di convincere i vertici iraniani di Hezbollah a sostenerlo nei suoi piani.
In un editoriale su “La Stampa” del luglio 2025, pur riconoscendo che la Corte Internazionale di Giustizia non aveva ancora emesso una sentenza sull’accusa di genocidio nei confronti d’Israele, Tocci ha aggiunto che “nel caso della guerra a Gaza, l’intento (genocidario) di Israele non è difficile da dimostrare”, chiedendosi “com’è possibile che la vittima del più grande genocidio di tutti i tempi, ossia l’Olocausto, si sia trasformata in carnefice, possibilmente colpevole dello stesso crimine?”.
Innanzitutto, Tocci ha minimizzato il fatto che il genocidio prevede l’intenzione di cancellare un intero popolo. Qualcosa che viene smentito dal fatto che gli arabi palestinesi con la cittadinanza israeliana non hanno subito alcun massacro in questi anni; al contrario, hanno i loro deputati eletti nella Knesset, il parlamento israeliano, e possono arruolarsi nell’IDF in maniera facoltativa. Tutti diritti che non vengono certo concessi ad un popolo che si vuole sterminare.
Nello stesso editoriale, l’allora direttrice dello IAI si è chiesta: “Perché due pesi e due misure nelle guerre in Ucraina e a Gaza? Perché solo ora le critiche che lentamente diventano più forti, perché solo adesso gli appelli concertati all’accesso umanitario, come quello dei 28 Stati firmatari, Italia inclusa? E soprattutto, perché ancora oggi l’ostinato rifiuto di considerare sanzioni economiche o embarghi militari, o anche solo di procedere con la sospensione del trattamento commerciale preferenziale di Israele da parte dell’UE?”.
Per rispondere alle sue domande, basterebbe ricordare che è stata Mosca a dare inizio alle ostilità contro Kiev, così come il 7 ottobre è stato Hamas a violare la sovranità territoriale israeliana, commettendo massacri, stupri e rapimenti. E non si può dimenticare che la Russia e Hamas hanno in comune una stretta vicinanza all’Iran, tanto che i droni Shahed utilizzati da Mosca per bombardare l’Ucraina erano di fabbricazione iraniana. E qui sorge un’altra contraddizione: a dispetto delle sue posizioni pro-Ucraina, nonché dei toni moralisti usati contro Israele arrivando persino a tirare in ballo la Shoah, Tocci ha spesso adottato una posizione ben più tiepida verso il regime della Repubblica Islamica, nonostante molti dei droni utilizzati dalla Russia per bombardare le città ucraine venissero appunto da Teheran.
Lo si è visto già in un suo editoriale su “La Stampa” del 23 ottobre 2023, in cui scriveva che “proprio poiché fino ad ora Teheran ha beneficiato della situazione, avrebbe solo da perdere nel caso in cui la guerra si regionalizzasse”. E nel gennaio 2026, ospite nel programma di La7 “Otto e Mezzo” condotto da Lilli Gruber, ha detto che Israele “è ben felice di vedere il caos in Iran”, oltreché in Siria, Libano e nel resto del Medio Oriente. Tutto questo mettendo in secondo piano il foraggiamento da parte dell’Iran dei suoi proxy per estendere la sua egemonia nella regione: da Hamas e la Jihad Islamica a Gaza a Hezbollah in Libano, dagli Houthi in Yemen a Hashd al-Shaabi in Iraq, passando per l’appoggio al regime di Assad in Siria prima della sua caduta.
Talvolta Tocci ha anche prestato il fianco a narrazioni complottiste. Scrivendo su “La Stampa” a proposito dei fatti di Ceuta, ha sostenuto che per spiegare la crisi, la storia reale “riguarda le minacce interne ed esterne all’Europa”, citando l’ascesa delle “destre estreme” a cui ha contrapposto i successi economici del governo di sinistra spagnolo. Ha inoltre sostenuto che il Marocco ha assecondato una certa lettura della crisi “in parte dati i rapporti stretti con Israele e l’amministrazione Trump”, insinuando di conseguenza che ci fosse un eventuale coinvolgimento israelo-americano. Il tutto senza fornire alcuna prova concreta né citare fonti attendibili.
Non ha mai citato le incongruenze di Sánchez in politica estera: si è detto a favore dell’Ucraina, ma ha continuato ad importare gas russo; ha detto di non stare né con Trump e Israele né con il regime iraniano, ma secondo il sito di notizie spagnolo “Okdiario” e il think tank americano Middle East Forum, ha venduto all’Iran tecnologie militari dal valore di milioni di dollari. In sintesi, leggendo le posizioni espresse dalTocci è evidente che esse non siano imparziali, ma riflettono il retroterra politico e culturale dal quale lei proviene.