I ragazzi e le ragazze del Nova Festival perché sono stati scelti dalle squadracce dei terroristi di Hamas per essere trucidati? Perché quel festival era uno degli eventi più amati dai giovani israeliani, di un genere musicale che da sempre si ispira alla libertà, al rispetto delle individualità. In quella manifestazione migliaia di persone, tra cui moltissime lgbtqi+, animavano una kermesse musicale, espressione dei settori più “progressisti”. Fa, quindi, impressione che in nessun Pride si sia levata una voce per ricordare che quel pogrom era rivolto essenzialmente contro ogni diritto civile.
D’altronde l’attacco al Nova Festival insieme a quello dei kibbutz aveva un preciso messaggio: l’odio profondo nei confronti di qualsiasi forma di libera espressione artistica e di autonomia personale. La gravissima rimozione operata dal movimento lgbtqi+, che come altri movimenti ha accolto a braccia aperte le bandiere palestinesi nei suoi eventi (e pure qualcuna delle varie bande terroriste), trova il suo fondamento in una semplice e tremenda scelta di campo: la condanna per la guerra a Gaza, le orribili distruzioni e i massacri subiti dal popolo palestinese, non possono essere “offuscati” dalla mattanza del 7 ottobre; tra la narrazione dei movimenti propal e gli inviti a mantenere razionalità, che aiuterebbe concretamente a una soluzione di un conflitto pluridecennale, si è scelta la prima, che gode di un grande consenso nelle sinistre politiche e sociali.
La manichea suddivisione tra i buoni e i cattivi, questi ultimi rappresentati da Israele (non dal suo governo, di cui penso il peggio possibile) che deve essere cancellata “dal fiume al mare”, è così diffusa che labili e speciose appaiono le distinzioni tra sinistra massimalista e riformista. Il movimento lgbtqi+, come quello femminista (per fortuna non tutto), non ha dubbi: i crimini e i diritti calpestati delle persone omosessuali e delle donne, ad opera degli stati islamisti e delle organizzazioni terroristiche, devono essere messi in secondo piano. In nome di un neo-internazionalismo anti-imperialista, per cui è l’Occidente, i suoi valori, la sua stessa storia, sono da contrastare, i movimenti dei diritti civili hanno abdicato al loro compito: combattere ogni forma di discriminazione e repressione delle libertà individuali. Il 7 ottobre, dopo mille giorni, ci ammonisce e rammenta che senza memoria, senza la capacità di distinguere, prevalgono narrazioni che alimentano l’odio, che non si pongono l’obiettivo di una pace giusta e duratura, ma quello di tenere alto il conflitto.
La trasformazione culturale e valoriale del movimento lgbtqi+ sta dentro un periodo storico, dove le ragioni stesse della propria nascita si sono disperse in una nebulosa di luoghi comuni e tesi discutibili. Spero che con il tempo ci si renda conto che questa strada porta al dissolvimento; la non volontà di confronto, l’incapacità di assumere la complessità, danneggia tutte e tutti: dalle persone lgbtqi+ ai soggetti più esposti, dalle donne cancellate in Iran e Afghanistan ai giovani gay impiccati o schiacciati contro i muri dai camion, dagli ebrei, drusi, cristiani, arabi in Israele ai musulmani a Gaza e Cisgiordania.

