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Mille case ebraiche devastate dalla guerra in Ucraina, vittime anche sopravvissuti alla Shoah

L’allarme di World Jewish Relief dopo gli ultimi bombardamenti russi. Finestre distrutte, tetti crollati e anziani costretti a lasciare le proprie abitazioni

Rosa Davanzo

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Mille case ebraiche devastate dalla guerra in Ucraina, vittime anche sopravvissuti alla Shoah

Più di mille abitazioni appartenenti a famiglie ebraiche ucraine necessitano di riparazioni urgenti dopo gli ultimi attacchi missilistici e con droni condotti dalla Russia. Tra coloro che hanno perso la sicurezza della propria casa figurano anche sopravvissuti alla Shoah, persone che nel corso della loro vita hanno già conosciuto persecuzioni, deportazioni e guerra e che oggi, a distanza di ottant’anni, si ritrovano ancora una volta a fare i conti con finestre esplose, muri lesionati e tetti devastati dalle esplosioni.

L’allarme arriva da World Jewish Relief, organizzazione umanitaria ebraica con sede a Londra che da anni opera in Ucraina attraverso una rete di partner locali. Secondo le prime stime diffuse dall’organizzazione, i danni più gravi sono stati registrati in diverse città del Paese, tra cui Kiev e Sumy, bersagliate nelle ultime settimane da un’intensificazione degli attacchi russi.

In molti casi le abitazioni sono diventate temporaneamente inagibili. L’onda d’urto provocata dai bombardamenti ha fatto saltare porte e finestre, ha aperto crepe nei muri e compromesso la stabilità di numerosi edifici. Per molte famiglie anziane, spesso prive delle risorse necessarie per affrontare autonomamente le riparazioni, la prospettiva è quella di dover lasciare la propria casa in attesa di interventi di emergenza.

La situazione colpisce una comunità già particolarmente fragile. Prima dell’invasione russa del febbraio 2022 l’Ucraina ospitava una delle più grandi comunità ebraiche d’Europa, erede di una presenza secolare che aveva resistito ai pogrom dell’epoca zarista, alla Shoah e alla repressione sovietica. La guerra ha provocato una nuova diaspora. Decine di migliaia di ebrei hanno lasciato il Paese per trasferirsi in Israele, in Europa occidentale o in Nord America. Molti altri, soprattutto gli anziani, hanno scelto o sono stati costretti a restare.

Proprio questa fascia della popolazione rappresenta oggi la principale preoccupazione delle organizzazioni umanitarie. World Jewish Relief assiste circa ottomila anziani ebrei in Ucraina, fornendo sostegno economico, assistenza domiciliare, medicinali e aiuti alimentari. Con l’aggravarsi dei bombardamenti, una parte crescente delle risorse viene ora destinata alle riparazioni degli edifici danneggiati e alla sistemazione temporanea delle persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.

Paul Anticoni, amministratore delegato dell’organizzazione, ha spiegato che la portata dei danni supera qualsiasi intervento ordinario affrontato finora. Negli ultimi quindici anni World Jewish Relief aveva contribuito alla riparazione di circa 3.500 abitazioni appartenenti a membri della comunità ebraica ucraina. Oggi, secondo la sua valutazione, almeno mille case richiedono interventi urgenti nel giro di poche settimane.

Il dato offre anche una misura della pressione crescente che la guerra continua a esercitare sulla popolazione civile ucraina. Negli ultimi mesi Mosca ha intensificato l’utilizzo di missili e droni contro infrastrutture e centri urbani, mentre Kiev denuncia un numero sempre più elevato di attacchi contro quartieri residenziali. Le immagini provenienti da città come Sumy, Kharkiv, Odessa e Kiev mostrano palazzi colpiti, scuole danneggiate e interi isolati privati dei servizi essenziali.

Per la comunità ebraica ucraina la tragedia assume una dimensione ulteriore. Molti degli anziani assistiti da World Jewish Relief sono sopravvissuti alla Shoah o figli di sopravvissuti. Alcuni hanno trascorso l’infanzia nascosti dai nazisti, altri hanno vissuto l’occupazione tedesca o le deportazioni che devastarono l’ebraismo dell’Europa orientale. Oggi, in età avanzata, si trovano nuovamente davanti alla distruzione delle proprie case.

“Questa è una delle comunità ebraiche più vulnerabili del mondo”, ha dichiarato Anticoni. Le sue parole descrivono una realtà spesso trascurata dalle cronache internazionali. Dietro le statistiche dei bombardamenti e dei movimenti delle truppe esistono infatti migliaia di persone anziane che cercano semplicemente di continuare a vivere nella città dove sono nate, nella casa che hanno costruito nel corso di una vita intera e che la guerra rischia ora di cancellare.


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