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L’eroe di Sydney accusato di violenza domestica

Ahmed al-Ahmad dovrà ora rispondere davanti a un tribunale australiano di accuse per aggressione, molestie e minacce nei confronti del padre

Paolo Montesi

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L’eroe di Sydney accusato di violenza domestica

Per mesi il suo nome è stato associato a uno degli episodi più drammatici della recente storia australiana. Ahmed al-Ahmad, 44 anni, cittadino australiano di fede musulmana, era diventato il volto del coraggio civile dopo aver affrontato uno dei terroristi responsabili del sanguinoso attentato avvenuto a dicembre durante una celebrazione di Hanukkah della comunità ebraica a Bondi, nei pressi di Sydney. Un attacco che costò la vita a quindici persone e provocò decine di feriti.

Oggi, però, quello stesso uomo si trova al centro di una vicenda completamente diversa. Le autorità australiane hanno infatti formalizzato un atto d’accusa nei suoi confronti per presunti episodi di violenza domestica avvenuti nel mese di marzo. Secondo quanto riportato dai media locali, tra cui l’emittente 7News, al-Ahmad avrebbe aggredito il padre e lo avrebbe immobilizzato stringendolo al collo durante una lite familiare.

Le accuse comprendono aggressione, molestie e minacce. Un giudice ha inoltre emesso un ordine restrittivo che vieta ad al-Ahmad di avvicinarsi a meno di cento metri dall’abitazione e dal luogo di lavoro del padre.L’uomo respinge con decisione ogni addebito. In un’intervista concessa all’emittente pubblica ABC ha definito le accuse «completamente false», sostenendo di essere vittima di una campagna diffamatoria.

La vicenda assume contorni ancora più complessi perché arriva a pochi giorni di distanza dall’incriminazione dei suoi due fratelli minori, Hudhayfa al-Ahmad e Sameh al-Ahmad. Secondo la polizia, entrambi avrebbero cercato di intimidire il fratello maggiore e di estorcergli ingenti somme di denaro. Gli investigatori sostengono che i due abbiano chiesto ad Ahmed centomila dollari australiani ciascuno. Anche loro negano ogni responsabilità e sono stati rimessi in libertà su cauzione in attesa dell’udienza fissata per l’8 giugno.

L’immagine pubblica di Ahmed al-Ahmad si era costruita nelle ore immediatamente successive all’attentato di Bondi. I filmati delle telecamere di sicurezza e dei telefoni cellulari mostrarono il momento in cui si lanciava contro uno degli assalitori riuscendo a sottrargli l’arma durante una colluttazione disperata. Nel corso dello scontro venne colpito da diversi proiettili e riportò ferite gravissime.Quelle immagini fecero il giro del mondo e trasformarono un cittadino qualunque in un simbolo nazionale. Il primo ministro australiano Anthony Albanese si recò personalmente in ospedale per incontrarlo e lo definì «il meglio dell’Australia», indicando nel suo gesto un esempio di solidarietà e coraggio in un momento di enorme tensione per il Paese.La mobilitazione popolare fu immediata. Una raccolta fondi online organizzata per sostenere le cure e la riabilitazione dell’uomo raccolse oltre 2,5 milioni di dollari australiani.

Al-Ahmad, del resto, continua a convivere con le conseguenze fisiche dell’attacco. Due proiettili sono ancora conficcati nel suo braccio e i medici non sono riusciti a garantirgli il pieno recupero dell’uso della mano. A gennaio aveva raccontato sui social il difficile percorso di riabilitazione e la sofferenza provocata dalle polemiche nate attorno agli aiuti economici ricevuti.«Sono stato colpito da cinque proiettili e due sono ancora nel mio corpo», aveva scritto. «Convivo con questo dolore ogni giorno. I medici mi hanno detto che potrei perdere per sempre la capacità di muovere la mano. Nessuna somma di denaro può compensare una perdita del genere».

Adesso sarà il tribunale di Bankstown, nella periferia di Sydney, a dover stabilire se l’uomo che molti australiani considerano ancora un eroe abbia commesso i reati contestati. L’udienza è fissata per il 29 luglio. Nel frattempo resta aperto un interrogativo che spesso accompagna le figure trasformate in simboli pubblici: quanto può essere distante la persona reale dall’immagine che un intero Paese si costruisce di lei.


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