C’è stato un tempo in cui l’empatia serviva a capire gli esseri umani mentre oggi serve sempre più spesso a smettere di giudicarli. Si tratta di una ben strana malattia dell’Occidente. Se il terrorista è abbastanza lontano, abbastanza esotico e sufficientemente ostile alle nostre società, ecco che diventa immediatamente “complesso”, “controverso”, “da contestualizzare”. Se invece la vittima appartiene al campo sbagliato, allora può prendere il numeretto e attendere, chissà che prima o poi qualcuno si liberi per ascoltarlo.
L’empatia è stata trasformata in una gigantesca laundrette morale. Ci finiscono dentro fanatici religiosi, tagliagole, aspiranti teocrati, organizzazioni che perseguitano donne, omosessuali e dissidenti. Un giro di centrifuga retorica e ne escono come “resistenti”, “attivisti” e “combattenti”.
Nel frattempo, le democrazie occidentali continuano a processare sé stesse con una severità che non riservano a nessun altro e naturalmente si indignano per chi le difende e trovano sempre una giustificazione per chi le minaccia. Qualcuno (Gad Saad riportato dal Foglio) ha chiamato tutto ciò ‘il seppuku dell’empatia’, suicidio rituale dei samurai e meravigliosa virtù usata come un’arma contro chi l’ha inventata.
E mentre noi cerchiamo di comprendere tutti, c’è un numero crescente di persone che comprende benissimo una cosa sola: la nostra debolezza.
Bidoni della spazzatura
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