Da giorni social network, talk show e parte della stampa italiana raccontano la vicenda della “flottilla per Gaza” come l’ennesima prova della “pirateria israeliana”. Ma molte delle affermazioni ripetute come verità sono, nella migliore delle ipotesi, fortemente distorte.
1. “Israele ha agito illegalmente”
Non è affatto un fatto accertato. Israele applica da anni un blocco navale su Gaza nell’ambito di un conflitto armato con Hamas, organizzazione riconosciuta come terroristica da Stati Uniti, Unione Europea e numerosi Paesi occidentali.
Nel diritto internazionale marittimo, un blocco navale durante un conflitto può essere fatto rispettare anche in acque internazionali, se dichiarato e applicato in modo continuativo. È la base giuridica richiamata da Israele sin dal 2007 e già discussa nel Rapporto Palmer delle Nazioni Unite dopo la flottilla del 2010.
Si può contestare politicamente il blocco, ma sostenere che qualsiasi intercettazione in acque internazionali sia automaticamente illegale è semplicemente falso.
2. “Portavano aiuti umanitari ai bambini di Gaza”
Anche qui la narrazione mediatica appare molto distante dai fatti. Secondo varie fonti israeliane e internazionali, sulle imbarcazioni sarebbe stato trovato pochissimo materiale umanitario reale rispetto alla gigantesca copertura mediatica costruita attorno all’operazione.
Alcune testate israeliane hanno ironizzato sul ritrovamento di preservativi e materiale non essenziale rispetto a medicinali, cibo o forniture mediche.
Se l’obiettivo fosse stato realmente umanitario, gli organizzatori avrebbero potuto coordinarsi con i canali ufficiali di ingresso degli aiuti. L’impressione è che l’obiettivo principale fosse soprattutto mediatico e politico.
3. “Gli attivisti sono stati imprigionati illegalmente”
La grande maggioranza degli attivisti è stata semplicemente trasferita o espulsa. Solo due persone sarebbero state trattenute per interrogatori legati a sospetti di collegamenti con organizzazioni vicine ad Hamas.Israele sostiene che uno dei fermati abbia rapporti con organizzazioni accusate dagli Stati Uniti di operare nell’orbita di Hamas.Si può discutere se le prove siano sufficienti, ma parlare genericamente di “rapimento di pacifisti” cancella completamente questo elemento.
4. “Era una missione pacifica”
Anche qui la realtà è più complessa della propaganda. Tra organizzatori e partecipanti compaiono figure apertamente schierate con Hamas o con organizzazioni della galassia pro-Hamas.Rimangono inoltre dubbi sulla trasparenza dei finanziamenti e delle reti che sostengono queste iniziative internazionali.Questo non significa che tutti i partecipanti fossero terroristi, ma trasformare automaticamente la flottilla in un gruppo di innocui “pacifisti” è una semplificazione propagandistica.
La guerra narrativa
La flottilla aveva probabilmente un obiettivo principale: la guerra delle immagini. Creare una scena semplice da consumare sui social: Israele cattivo, attivisti buoni, bambini di Gaza usati come sfondo emotivo.In un conflitto così polarizzato, il primo dovere del giornalismo dovrebbe essere distinguere i fatti dalla propaganda. Esattamente ciò che troppo spesso non sta accadendo.