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La Siria sotto l’ombrello di Erdogan

Ankara rafforza la propria presenza militare e politica nel Paese vicino e apre un nuovo fronte strategico destinato a pesare sugli equilibri del Medio Oriente

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
La Siria sotto l'ombrello di Erdogan

La Turchia accelera la propria espansione in Siria approfittando di una fase in cui l’attenzione di Israele resta concentrata su altre emergenze regionali. Mentre i riflettori sono puntati su Gaza, sull’Iran e sulle minacce provenienti da altri fronti, Ankara continua a consolidare una presenza sempre più stabile oltre il confine meridionale, trasformando quella che per anni è stata una serie di interventi militari in un progetto di influenza permanente.

Gli ultimi sviluppi confermano una tendenza ormai evidente. Nei giorni scorsi un gruppo navale della Marina turca ha fatto scalo nel porto siriano di Latakia con una visita guidata dal comandante della forza navale di Ankara. Sul piano formale si è trattato di una missione istituzionale, ma il significato strategico appare assai più ampio. La frequenza delle visite e il livello delle autorità coinvolte lasciano intendere la volontà di trasformare lo scalo in un punto logistico stabile per le unità turche che operano nel Mediterraneo orientale, senza la necessità di annunciare accordi ufficiali destinati a suscitare reazioni internazionali.

L’iniziativa si inserisce in un processo iniziato da tempo. Dopo oltre un decennio di guerra civile, la Siria è diventata il terreno sul quale potenze regionali e internazionali cercano di consolidare le rispettive sfere d’influenza. Russia e Iran hanno sostenuto militarmente il regime di Bashar al-Assad per anni, mentre la Turchia ha costruito una propria rete di controllo soprattutto nel nord del Paese, giustificandola con l’esigenza di contrastare le milizie curde considerate una minaccia alla sicurezza nazionale.

Negli ultimi mesi, tuttavia, la strategia di Recep Tayyip Erdoğan sembra aver assunto una dimensione ancora più ambiziosa. Oltre alla presenza delle forze armate, Ankara investe nelle infrastrutture, nei collegamenti, nell’amministrazione locale e nei sistemi educativi delle aree sotto la propria influenza. Parallelamente sono stati segnalati nuovi sistemi radar di produzione turca installati in territorio siriano, elementi che rafforzano una rete di sorveglianza direttamente collegata agli apparati militari turchi.

Per Israele questo scenario presenta implicazioni che vanno ben oltre la questione siriana. Per anni la principale preoccupazione lungo il confine settentrionale è stata rappresentata dall’asse formato dall’Iran e da Hezbollah. L’ingresso sempre più marcato della Turchia come attore militare stabile aggiunge un elemento di complessità in un’area già caratterizzata da equilibri estremamente fragili.

I rapporti fra Gerusalemme e Ankara attraversano da tempo una fase di forte tensione. Dopo il massacro del 7 ottobre 2023 e l’inizio della guerra contro Hamas, Erdoğan ha assunto posizioni sempre più dure nei confronti di Israele, arrivando a interrompere gli scambi commerciali e ad accusare ripetutamente il governo israeliano sulla scena internazionale. Sul piano militare non esiste alcun confronto diretto, ma l’espansione turca in Siria rischia di avvicinare due eserciti che perseguono obiettivi profondamente diversi nello stesso spazio geografico.

Il nodo centrale riguarda soprattutto il futuro. Se la presenza turca continuerà a rafforzarsi attraverso installazioni permanenti, infrastrutture militari e basi logistiche, Israele potrebbe trovarsi davanti a una realtà ormai consolidata, molto più difficile da modificare rispetto a una fase iniziale di insediamento. La storia recente del Medio Oriente insegna che gli equilibri cambiano spesso senza annunci clamorosi. A determinare gli assetti futuri sono, più delle dichiarazioni ufficiali, i fatti compiuti costruiti lentamente sul terreno.

Per questo numerosi osservatori ritengono che la Siria stia entrando in una nuova fase. Dopo anni in cui il conflitto è stato letto quasi esclusivamente attraverso il confronto con Teheran e con le milizie sciite, la crescente proiezione della Turchia apre un capitolo destinato a influenzare la sicurezza dell’intera regione. La sfida, per Israele, sarà comprendere quanto rapidamente questo cambiamento stia prendendo forma e decidere se limitarsi a osservarlo oppure elaborare una strategia capace di rispondere a una realtà che evolve giorno dopo giorno.