La richiesta pubblicata da The Lancet di sospendere l’Associazione Medica Israeliana (IMA) dalla World Medical Association rappresenta un passaggio che va ben oltre una disputa professionale e che rischia di avere conseguenze profonde sul rapporto tra scienza, medicina e politica internazionale. Quando una delle più autorevoli riviste mediche del mondo sceglie di sostenere una misura di isolamento nei confronti di un’intera organizzazione nazionale di medici, il terreno sul quale si muove il dibattito smette infatti di essere esclusivamente sanitario e diventa inevitabilmente politico.
L’appello è apparso nella sezione World Report della rivista britannica e accusa l’IMA di non aver condannato quello che gli autori definiscono il “genocidio dei palestinesi”, la distruzione del sistema sanitario di Gaza e i presunti maltrattamenti inflitti ai detenuti palestinesi. Secondo il testo, oltre 1.150 operatori sanitari di diversi Paesi hanno firmato una petizione che chiede l’espulsione dell’organizzazione israeliana dalla World Medical Association, l’organismo che riunisce le principali associazioni mediche nazionali del pianeta.
L’iniziativa arriva in un momento in cui le campagne di boicottaggio contro istituzioni israeliane stanno conoscendo una nuova espansione. Negli ultimi mesi università, centri di ricerca, enti culturali e organizzazioni professionali sono stati oggetto di pressioni sempre più intense da parte di gruppi che chiedono misure punitive nei confronti dello Stato ebraico e delle sue strutture accademiche. L’ingresso di The Lancet in questo terreno segna però un salto di qualità, perché conferisce a tali campagne una legittimazione proveniente da una delle pubblicazioni scientifiche più influenti e rispettate del mondo.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Diversi esponenti della comunità medica internazionale hanno espresso preoccupazione per una scelta che rischia di trasformare un’organizzazione professionale in un soggetto chiamato a rispondere politicamente delle decisioni di un governo. Altri hanno osservato come la World Medical Association sia stata storicamente concepita come uno spazio di cooperazione tra professionisti della salute anche in periodi di forte tensione internazionale, proprio per evitare che i conflitti geopolitici interrompessero il dialogo medico e scientifico.
La vicenda riporta inoltre alla memoria un precedente che ancora oggi suscita polemiche. Nel 2014 The Lancet pubblicò una controversa lettera aperta fortemente critica verso Israele durante l’operazione militare a Gaza. La decisione provocò una vasta protesta di ricercatori e medici, compresi numerosi scienziati di fama internazionale, che accusarono la rivista di aver ospitato un testo caratterizzato da gravi distorsioni e da una marcata politicizzazione del dibattito sanitario. Negli anni successivi la direzione della rivista tentò di ricostruire il rapporto con il mondo medico israeliano attraverso iniziative di dialogo e collaborazione.
Proprio per questo motivo la nuova presa di posizione assume un significato particolare. Essa suggerisce che una parte crescente delle grandi istituzioni scientifiche internazionali considera ormai legittimo intervenire direttamente nelle controversie legate alla guerra di Gaza, assumendo posizioni che inevitabilmente verranno lette anche in chiave politica.
Resta da capire se la richiesta avanzata da The Lancet produrrà effetti concreti all’interno della World Medical Association. Per il momento appare improbabile che un’organizzazione fondata sull’universalità della professione medica scelga di escludere l’associazione di un Paese democratico che continua a essere uno dei principali protagonisti della ricerca biomedica mondiale. Tuttavia il solo fatto che tale proposta sia stata formulata da una rivista della statura di The Lancet mostra quanto il conflitto israelo-palestinese stia penetrando in ambiti che per decenni erano rimasti relativamente al riparo dalle divisioni politiche.
La domanda che emerge da questa vicenda riguarda il futuro stesso della cooperazione scientifica internazionale. Se l’appartenenza a una comunità professionale dovesse diventare subordinata al giudizio politico espresso su un conflitto, molte delle reti di collaborazione costruite nel corso degli ultimi decenni potrebbero ritrovarsi esposte a una frammentazione che finirebbe per danneggiare proprio quei principi di universalità e confronto sui quali la medicina moderna ha costruito la propria autorevolezza.

