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La guerra in Medio Oriente è una guerra religiosa

Perché la Chiesa Cattolica invocando la pace si rifiuta di rivolgersi ai leader religiosi che sono all’origine di quella guerra?

Stefano Parisi

Tempo di Lettura: 5 min
La guerra in Medio Oriente è una guerra religiosa

L’islam radicale conduce una guerra per cancellare Israele, uccidere gli ebrei, devastare l’Occidente. Il regime sciita di Teheran, che impone con la violenza la sharia ai 90 milioni di iraniani, vuole dotarsi della bomba atomica per distruggere Israele, ha un gigantesco arsenale di missili balistici per colpire Israele, sviluppa e fabbrica droni per colpire Israele (e che dà a Putin per colpire gli ucraini).

La Repubblica islamica dell’Iran finanzia e arma le organizzazioni terroristiche Hezbollah, Hamas e Houthi perché ammazzino israeliani, perché estendano la loro rete in Europa, compiano attentati, attacchino le sinagoghe in Occidente, le ambasciate americane, qualunque obiettivo civile occidentale. Il regime degli ayatollah e dei pasdaran ricatta l’intero Occidente minando i fondali delle acque internazionali dello stretto di Hormuz, mettendo in ginocchio il mercato dell’energia, arma gli Houthi perché lancino missili sulle navi che passano il Golfo di Aden e lo stretto di Bab el-Mandeb.

Hezbollah si finanzia per centinaia di milioni l’anno con il traffico di cocaina, che vende in Europa, e con una rete attiva a livello mondiale per il riciclaggio del denaro sporco. Hezbollah è una organizzazione terroristica criminale indissolubilmente collegata con la rete del narcotraffico del Sud America, e con le reti criminali in Europa e in Africa. Hanno tutti la loro radice nei Fratelli Musulmani: il movimento popolare che alimenta e organizza la presenza dell’Islam radicale nel mondo e vuole imporre la sharia e sovvertire lo stato di diritto nelle democrazie occidentali. In nessuno dei paesi in cui governano vi è libertà religiosa, i cristiani sono trucidati in Africa dalle reti jihadiste, le chiese bruciate.

La guerra è causata dall’odio religioso e dalla potenza economica e militare con cui si esprime. Una rete di propaganda che sta infiltrando le nostre università, la stampa libera, i social network, sta demolendo i valori giudaico-cristiani che sono l’architrave delle nostre democrazie.

È una guerra di religione e un leader religioso dovrebbe dire parole chiare per fermarla: non in nome di Dio!
Dovrebbe lottare per la libertà religiosa, dovrebbe mandare messaggi chiari al mondo.

Perché invece fa propri i messaggi della propaganda dell’islam radicale, di Hamas e dei terroristi islamici? Non è vero che a Gaza non entrano gli aiuti: dal 10 ottobre 2025 a Gaza, grazie all’attività di Israele, in coordinamento con le agenzie delle Nazioni Unite e le ONG, sono entrate 2.174.489 tonnellate di aiuti (di cui il 79,68% è composto da beni alimentari), portati da 111.540 camion (oltre 600 camion al giorno). Sono arrivati per via aerea 7.996 tonnellate di aiuti e 9.710 tonnellate attraverso rotte marine (non barche a vela della Flottilla, ma navi cargo).

Il Papa non può non sapere che gli aiuti arrivano a Gaza e i terroristi di Hamas, spalleggiati dall’UNRWA, li requisiscono e li vendono sul mercato nero agli abitanti di Gaza. Secondo UN2720, la piattaforma di monitoraggio delle Nazioni Unite per la gestione degli aiuti umanitari a Gaza, dichiara che nell’ultimo anno l’86% degli aiuti gestiti dal World Food Programme sono stati intercettati all’interno della Striscia. E tutto ciò accade mentre Hamas, nelle aree non controllate dall’IDF, è ancora attiva, uccide gli oppositori e impone la sharia ai palestinesi sopravvissuti alla guerra che Hamas ha scatenato e che Hamas ha reso micidiale per i palestinesi, riparandosi nei tunnel sotto scuole e ospedali, trattenendo gli ostaggi israeliani, lasciando la popolazione morire sotto le bombe dell’IDF, per alimentare la propaganda di Hamas e dei Fratelli Musulmani.

Pochi giorni fa il cardinale Pizzaballa ha rilasciato un’intervista a un importante quotidiano italiano. Commentando le immagini dei partecipanti alla Flottilla fermati dall’IDF, ha parlato di una cultura del disprezzo, come atteggiamento diffuso che entra nei comportamenti e nel linguaggio quotidiano. “Nasce quando si smette di vedere nell’altro una persona ma la si trasforma in un simbolo, in un nemico”. Parla degli israeliani.

Pizzaballa è sicuramente, tra le persone vicine al Papa, quello che meglio conosce la storia, la sofferenza e il conflitto che attraversa quella terra. Perché allora “galleggia” sulla guerra, perché non racconta le cause profonde dell’odio, perché non guarda la realtà, non racconta la verità? Pizzaballa parla di persone, gruppi di israeliani che cercano la pace nei rapporti con i palestinesi, perché non racconta che gli israeliani che per anni hanno creduto nella possibilità di integrare i palestinesi di Gaza portandoli a lavorare nei kibbutz, 20.000 al giorno, da quegli stessi palestinesi sono stati trucidati il 7 ottobre?

Finché la Chiesa cattolica, nei suoi leader più ascoltati, non troverà la forza di dire la verità sul sionismo, sulla nascita di Israele, sul rifiuto arabo, sulla sua radice religiosa e di connivenza ideale con il nazismo, sull’odio verso gli ebrei, sul 7 ottobre, sulla guerra che ha generato, e sui motivi per i quali quella guerra non si ferma, non solo non porterà alcun contributo a un possibile percorso di pace, ma non aiuterà né i palestinesi né gli israeliani a liberarsi dall’odio, non aiuterà gli iraniani a liberarsi dal regime sanguinario che li opprime e non libererà i cristiani nel mondo dalla persecuzione violenta a cui sono sottomessi.