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La Cina cerca spie su LinkedIn e i servizi occidentali lanciano l’allarme

Washington, Londra e gli alleati dei Five Eyes denunciano una campagna di reclutamento che prende di mira militari, funzionari pubblici, accademici e giornalisti attraverso piattaforme professionali e offerte di lavoro apparentemente innocue

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
La Cina cerca spie su LinkedIn e i servizi occidentali lanciano l’allarme

Una richiesta di contatto su LinkedIn, una proposta di collaborazione ben remunerata, un incarico di consulenza che sembra perfettamente legittimo. Dietro queste offerte apparentemente innocue, secondo i servizi d’intelligence di cinque Paesi occidentali, potrebbe nascondersi un tentativo di reclutamento da parte degli apparati di spionaggio cinesi. È questo il contenuto di un avvertimento congiunto diffuso giovedì da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, i cinque membri dell’alleanza d’intelligence nota come Five Eyes, che accusano Pechino di utilizzare piattaforme professionali online per individuare e avvicinare persone in possesso di informazioni sensibili.

L’allerta rappresenta uno dei più espliciti avvertimenti pubblici lanciati negli ultimi anni contro le attività di intelligence cinesi e descrive una strategia che sfrutta strumenti ormai entrati nella quotidianità di milioni di professionisti. Secondo il documento, agenti collegati ai servizi di Pechino si presenterebbero come selezionatori del personale, consulenti, ricercatori, società di risorse umane o centri studi. L’obiettivo consiste nell’instaurare un rapporto di fiducia con il potenziale bersaglio attraverso annunci di lavoro, collaborazioni professionali e incarichi di ricerca.

Le piattaforme citate comprendono LinkedIn, Indeed e Upwork, siti utilizzati ogni giorno da aziende e lavoratori in tutto il mondo. Proprio questa normalità rende l’operazione particolarmente efficace. Un’offerta di lavoro credibile, accompagnata da un profilo professionale curato e da una società apparentemente esistente, difficilmente suscita sospetti nelle fasi iniziali del contatto.

Secondo le agenzie di sicurezza occidentali, le categorie più esposte comprendono personale militare, funzionari governativi, persone in possesso di autorizzazioni di sicurezza, ricercatori universitari, giornalisti e analisti dei think tank. Molti di loro hanno accesso a informazioni che, pur non essendo classificate, possono acquisire grande valore se combinate con altri dati raccolti attraverso diverse fonti.

È proprio questo uno degli aspetti sottolineati dall’avvertimento. Lo spionaggio contemporaneo non si concentra esclusivamente sul furto di documenti segreti. Una grande quantità di informazioni pubbliche, professionali o tecniche può contribuire a costruire un quadro dettagliato delle capacità militari, delle intenzioni politiche o delle vulnerabilità di un Paese. Un singolo dato può apparire insignificante; migliaia di dati raccolti sistematicamente possono trasformarsi in un patrimonio informativo di enorme importanza strategica.

Nel documento, le autorità dei Five Eyes sostengono che alcuni dei soggetti reclutati riceverebbero compensi per la produzione di rapporti, analisi o informazioni specifiche, con pagamenti effettuati attraverso normali servizi finanziari online oppure mediante criptovalute, una modalità che rende più difficile individuare la provenienza dei fondi.

L’intelligence occidentale osserva da anni con crescente preoccupazione l’espansione delle attività di raccolta informativa attribuite alla Cina. Negli Stati Uniti numerosi procedimenti giudiziari hanno riguardato presunti tentativi di acquisire segreti tecnologici, industriali e militari. Analoghe preoccupazioni sono emerse in Europa, dove diversi governi hanno rafforzato i controlli sulle collaborazioni accademiche e sui trasferimenti di tecnologie considerate sensibili.

LinkedIn ha reagito ricordando che la creazione di profili falsi e la falsificazione dell’identità violano le regole della piattaforma e che l’azienda continua a investire nel contrasto alle attività riconducibili a Stati o organizzazioni governative. Da parte sua, la Cina respinge completamente le accuse. L’ambasciata cinese nel Regno Unito ha definito le affermazioni dei Five Eyes una “calunnia maliziosa” e ha accusato a sua volta i Paesi occidentali di condurre attività di spionaggio su scala globale.

Al di là dello scontro diplomatico, l’avvertimento evidenzia come il terreno dello spionaggio si stia spostando sempre più negli spazi digitali frequentati quotidianamente da professionisti, ricercatori e giornalisti. La figura della spia che consegna documenti in un vicolo buio appartiene ormai soprattutto all’immaginario cinematografico. Oggi il primo contatto può arrivare attraverso una richiesta di collegamento sullo schermo di un computer, accompagnata da un’offerta di lavoro che sembra troppo interessante per essere ignorata.