«Ormai ti odiano tutti». Quando Donald Trump ha pronunciato questa frase durante una dura conversazione telefonica con Benjamin Netanyahu, molti l’hanno interpretata come una delle sue abituali uscite sopra le righe. Oggi, però, un vasto sondaggio internazionale del Pew Research Center suggerisce che quella battuta conteneva una parte di verità che a Gerusalemme sarà difficile ignorare.
Lo studio, realizzato su 44.657 persone in 36 paesi, offre infatti una fotografia estremamente severa dell’immagine internazionale di Israele e del suo primo ministro. Secondo i dati raccolti dal prestigioso istituto americano, il 67 per cento degli intervistati ha oggi un’opinione negativa dello Stato di Israele, mentre soltanto il 25 per cento ne esprime una positiva. Si tratta di uno dei livelli più bassi mai registrati dall’inizio delle rilevazioni comparative effettuate da Pew.
Il dato assume particolare rilevanza perché il deterioramento non riguarda soltanto paesi tradizionalmente ostili a Israele. Anche in numerose democrazie occidentali che per decenni hanno rappresentato interlocutori privilegiati dello Stato ebraico emerge una crescita significativa delle opinioni negative.
In Germania il giudizio sfavorevole verso Israele è aumentato di nove punti percentuali rispetto all’anno precedente. Lo stesso incremento si registra in Argentina e in Nigeria. In Corea del Sud la crescita delle opinioni negative raggiunge addirittura dieci punti. Australia, Italia, Polonia e Regno Unito mostrano tutte un aumento consistente delle persone che dichiarano di avere una percezione fortemente negativa di Israele.
L’Europa appare oggi il continente più problematico per l’immagine israeliana. In Italia, Paesi Bassi e Spagna circa la metà della popolazione adulta esprime un giudizio definito “molto negativo” nei confronti dello Stato ebraico. Anche in Francia, Germania, Regno Unito e Svezia il clima risulta fortemente deteriorato.
Negli Stati Uniti, il principale alleato strategico di Israele, la situazione appare più complessa ma altrettanto significativa. Le opinioni negative sono aumentate di sette punti rispetto all’anno scorso e il divario politico si è ampliato ulteriormente. L’83 per cento degli americani che si definiscono progressisti esprime un giudizio negativo su Israele, contro il 37 per cento dei conservatori. Ancora più marcata è la frattura generazionale. Tra i giovani americani compresi tra i 18 e i 34 anni, quasi tre quarti degli intervistati hanno una percezione negativa di Israele.
Lo studio evidenzia come questa tendenza sia presente in gran parte dell’Occidente. In Australia, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia circa nove persone di sinistra su dieci dichiarano di avere un’opinione negativa dello Stato ebraico. La distanza tra elettorato progressista e conservatore supera spesso i venti punti percentuali.
Se il quadro relativo a Israele è preoccupante, quello riguardante Benjamin Netanyahu appare ancora più difficile. Alla domanda sulla fiducia nel primo ministro israeliano affinché «faccia la cosa giusta negli affari internazionali», la maggioranza degli intervistati in quasi tutti i paesi esaminati ha espresso sfiducia.
Negli Stati Uniti il 59 per cento dichiara di non fidarsi di Netanyahu. In gran parte dell’Europa la situazione è ancora peggiore. Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi e Svezia registrano livelli di sfiducia molto elevati. L’Italia occupa una posizione particolarmente significativa: l’88 per cento degli intervistati afferma di non avere fiducia nel leader israeliano, il dato più alto tra i principali paesi europei inclusi nella ricerca.
Interessante è anche il risultato relativo agli ebrei americani. Pur mantenendo un atteggiamento generalmente favorevole verso Israele, una maggioranza relativa esprime riserve nei confronti di Netanyahu. Il 64 per cento dichiara di avere una visione positiva dello Stato ebraico, mentre il 56 per cento afferma di nutrire poca o nessuna fiducia nel primo ministro.
In questo panorama esistono tuttavia alcune eccezioni. Kenya e Filippine sono gli unici due paesi tra quelli esaminati nei quali oltre la metà della popolazione continua a esprimere fiducia in Netanyahu. Anche il sentimento verso Israele rimane relativamente positivo in alcune nazioni africane. In Kenya il 50 per cento degli intervistati esprime una valutazione favorevole dello Stato ebraico, mentre in Ghana la percentuale raggiunge il 49 per cento. In Nigeria, nonostante un peggioramento rispetto agli anni precedenti, i giudizi positivi continuano a superare quelli negativi.
Per Israele il dato più delicato riguarda probabilmente le giovani generazioni occidentali. I numeri raccolti dal Pew Research Center indicano che il divario tra giovani e anziani continua ad allargarsi. In molti paesi europei e nordamericani gli under 35 mostrano livelli di ostilità significativamente superiori rispetto alle fasce d’età più avanzate.
Il sondaggio non spiega da solo le ragioni di questa evoluzione. La guerra contro Hamas, il conflitto con l’Iran, il ruolo dei social media, la polarizzazione politica e il modo in cui Israele viene rappresentato nel dibattito pubblico internazionale contribuiscono tutti a formare questo quadro. Tuttavia i risultati evidenziano una realtà che difficilmente può essere ignorata. Israele continua a mantenere solide alleanze governative e relazioni strategiche fondamentali, ma sul terreno dell’opinione pubblica globale sta affrontando una delle crisi d’immagine più profonde della sua storia recente.

