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Israele, il bestseller dell’ostaggio che sfidò Hamas

Un comico ebreo escluso da un gruppo di scrittura per le sue idee su Israele. Il caso riapre il dibattito sull’antisemitismo negli ambienti culturali britannici

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
Israele, il bestseller dell'ostaggio che sfidò Hamas

Per 738 giorni è rimasto ostaggio di Hamas, in gran parte solo, nelle profondità della Striscia di Gaza. Ha scavato clandestinamente un tunnel per tentare la fuga, riuscendo per qualche minuto a tornare all’aria aperta e a rivedere il cielo. Oggi Avinatan Or, uno degli ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023, è l’autore del libro che guida le classifiche israeliane. Miba’ad la-adamà, traducibile in italiano con Attraverso la terra, è diventato uno dei successi editoriali più significativi di questo autunno.

Pubblicato il 31 agosto 2026 da Kinneret Zmora Dvir, il volume conta 222 pagine ed è stato scritto con la collaborazione di Yehonatan Toker. Nella classifica diffusa da Israel Hayom alla fine di ottobre occupa il primo posto, davanti a scrittori affermati come David Grossman e Noa Yedlin. Un risultato che testimonia l’interesse dei lettori israeliani per una vicenda nella quale la tragedia nazionale del 7 ottobre assume i contorni di un’esperienza individuale estrema.

Or era stato sequestrato durante l’attacco terroristico di Hamas al festival musicale Nova, insieme alla compagna Noa Argamani. Le immagini del rapimento di lei, disperata mentre veniva trascinata via in motocicletta, fecero il giro del mondo. Argamani fu liberata dalle forze israeliane nel giugno 2024, mentre per Or la barbara condizione di ostaggio sarebbe continuata ancora per oltre un anno.

Il libro ricostruisce soprattutto il modo in cui il giovane ingegnere affrontò quella condizione. Cresciuto nell’insediamento di Shilo, aveva lavorato durante le vacanze come operaio edile, studiato ingegneria elettrica e prestato servizio militare nell’unità speciale Rimon. Esperienze che, secondo il racconto presentato dall’editore, si trasformarono in strumenti di sopravvivenza.

Nell’isolamento, sottoposto al controllo dei suoi carcerieri, Or cercò di conservare la capacità di ragionare e prendere decisioni. Osservava l’ambiente, studiava i comportamenti di chi lo sorvegliava, progettava soluzioni. Fino a concepire un’impresa apparentemente impossibile, scavare una via d’uscita dalle gallerie sotterranee nelle quali era rinchiuso.

Il tentativo fallì, ma rappresenta il nucleo più sorprendente della sua testimonianza. Per mesi Or lavorò con pazienza, cercando di eludere la sorveglianza e le telecamere, fino a riuscire a raggiungere temporaneamente la superficie. Nel volume compaiono anche i disegni realizzati dallo stesso autore, che aiutano a comprendere la preparazione della fuga.

«Mi hanno portato via tutto, il sole, il cibo, i vestiti, perfino il mio nome», racconta Or in un passaggio del libro. Eppure, aggiunge, proprio nelle profondità della terra aveva compreso che i suoi sequestratori potevano privarlo di quasi ogni cosa, lasciandogli tuttavia la possibilità di decidere quale persona sarebbe rimasto.

La riflessione attraversa l’intero volume e spiega almeno in parte la sua particolarità rispetto ad altre testimonianze sulla prigionia. Or descrive la sopravvivenza come un esercizio continuo di volontà, nel quale anche un gesto apparentemente insignificante poteva servire a contrastare l’impotenza.

Il successo del libro rivela inoltre un aspetto della società israeliana contemporanea. A tre anni dal massacro, le testimonianze degli ex ostaggi stanno contribuendo a costruire una memoria pubblica degli avvenimenti, restituendo un volto e una voce a persone che per mesi erano esistite soprattutto attraverso fotografie, manifestazioni e appelli delle famiglie.

Or dedica spazio anche alla società israeliana e alla necessità di ritrovare un senso di responsabilità comune. Sul sito ufficiale del libro viene precisato che i proventi delle vendite e delle conferenze sono destinati al suo percorso di riabilitazione.

La frase che riassume il suo atteggiamento è semplice e ostinata. «Non posso fare tutto, però mi rifiuto di restare senza fare nulla». È forse qui che si trova la ragione più profonda dell’interesse suscitato dal libro. Dopo essere stato ridotto per oltre due anni alla condizione di ostaggio, Avinatan Or ha ripreso possesso della propria storia. E migliaia di israeliani, acquistando il suo racconto, hanno scelto di ascoltarla.