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Israele, Hamas e la flottiglia europea sotto accusa ad Amsterdam spunta un dirigente sanzionato dagli Stati Uniti

Un evento nei Paesi Bassi ha dato spazio a Saif Abu Keshek e Amin Abou Rashed, accusato da Washington di aver raccolto milioni per Hamas attraverso organizzazioni caritatevoli di facciata

Paolo Montesi

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Israele, Hamas e la flottiglia europea sotto accusa ad Amsterdam spunta un dirigente sanzionato dagli Stati Uniti

Un incontro pubblico organizzato nel cuore di Amsterdam sta alimentando nuove polemiche sui rapporti tra l’attivismo filo-palestinese europeo, la rete delle flottiglie dirette verso Gaza e personalità che gli Stati Uniti considerano legate ad Hamas. Al centro della vicenda c’è la presenza di Saif Abu Keshek, intervenuto come relatore a un evento tenutosi l’11 giugno presso il Pakhuis de Zwijger, uno dei più conosciuti centri culturali e di dibattito della capitale olandese.

La questione ha assunto una dimensione internazionale perché Abu Keshek era stato sanzionato appena poche settimane prima dal Dipartimento del Tesoro americano. Washington lo considera infatti uno dei dirigenti della Popular Conference for Palestinians Abroad (PCPA), organizzazione già inserita negli elenchi statunitensi delle entità collegate ad Hamas. Secondo il Tesoro, Abu Keshek svolgerebbe inoltre un ruolo centrale nel comitato direttivo che coordina le iniziative della cosiddetta Gaza Flotilla.

L’evento di Amsterdam, intitolato “Solidarity in Sync: Navigating a Unified Strategy”, era stato presentato dagli organizzatori come un momento di raccordo tra esponenti politici, giuristi, accademici e attivisti impegnati nel sostegno alla causa palestinese. La descrizione pubblicata online parlava esplicitamente della necessità di costruire una strategia comune per il movimento internazionale pro-Palestina e di accogliere i partecipanti della Global Sumud Flotilla, definendo la loro attività una forma di “resistenza via mare”.

A rendere ancora più controverso l’incontro è stata la presenza nella sala di Amin Abou Rashed, figura molto nota nei Paesi Bassi e da anni oggetto di indagini e accuse relative ai suoi presunti rapporti con Hamas. A segnalare la sua partecipazione è stato il giornalista olandese Carel Brendel, che segue da tempo le attività delle organizzazioni filo-palestinesi in Europa.

Il nome di Abou Rashed compare da anni nei dossier delle autorità israeliane e americane. Nel giugno 2025 l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), l’agenzia del Tesoro responsabile delle sanzioni finanziarie, lo ha inserito nella lista dei terroristi globali appositamente designati. Secondo Washington, Abou Rashed sarebbe stato uno dei principali operativi di Hamas in Europa e avrebbe raccolto milioni di dollari attraverso enti benefici utilizzati come copertura.

Particolare attenzione è stata rivolta alla fondazione olandese Israa Charitable Foundation Netherlands, che secondo gli Stati Uniti sarebbe stata parte dell’Union of Good, una struttura internazionale già sanzionata da Washington per il suo presunto ruolo nel finanziamento di Hamas sotto copertura umanitaria.

La figura di Abou Rashed è diventata ancora più discussa negli ultimi mesi anche sul piano giudiziario. Nei Paesi Bassi è infatti sotto processo con l’accusa di aver contribuito al trasferimento di fondi destinati all’organizzazione islamista palestinese. Il caso ha suscitato manifestazioni di sostegno da parte di gruppi filo-palestinesi che lo descrivono come un attivista umanitario perseguitato per ragioni politiche, mentre i suoi critici sostengono che le prove raccolte negli anni delineino un quadro molto diverso.

L’episodio di Amsterdam evidenzia un problema che le sanzioni americane non riescono a risolvere automaticamente. Una designazione decisa da Washington produce infatti effetti diretti negli Stati Uniti e nei confronti di soggetti americani, mentre in Europa la partecipazione a conferenze, eventi pubblici o iniziative politiche continua a dipendere dalle decisioni delle autorità locali e degli organizzatori.

È proprio questa zona grigia ad attirare l’attenzione degli osservatori. Da un lato esistono figure che le autorità statunitensi considerano parte di una rete internazionale vicina ad Hamas; dall’altro queste stesse persone continuano a intervenire in contesti pubblici europei, dialogando con esponenti politici, associazioni e organizzazioni della società civile.

La vicenda di Pakhuis de Zwijger si inserisce così in una discussione più ampia che attraversa l’Europa dall’attacco del 7 ottobre 2023. Governi, magistrature e servizi di sicurezza stanno esaminando con crescente attenzione le strutture che operano sotto la bandiera della solidarietà ai palestinesi per capire dove finisca l’attivismo politico e dove inizino eventuali collegamenti con organizzazioni considerate terroristiche. Amsterdam, almeno per una sera, è diventata uno dei luoghi in cui questa linea di confine è tornata al centro del dibattito.