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Iran, l’Occidente accusa Teheran: «Complotta attacchi e omicidi sul nostro territorio»

Ventidue Paesi denunciano le attività clandestine della Repubblica islamica e dei suoi apparati di sicurezza. Nel mirino dissidenti, comunità ebraiche e interessi occidentali. Cresce l’allarme per l’uso di reti criminali e gruppi intermediari al servizio di Teheran

Costantino Pistilli

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Iran, l’Occidente accusa Teheran: «Complotta attacchi e omicidi sul nostro territorio»

Le principali potenze occidentali hanno lanciato mercoledì un duro avvertimento nei confronti dell’Iran, condannando una serie di operazioni segrete, complotti e azioni ostili attribuite ai servizi di intelligence della Repubblica islamica in Europa, Nord America e Australia. La dichiarazione congiunta è stata sottoscritta da 22 nazioni, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Germania, il Portogallo e la Svezia.

Secondo i governi firmatari, la Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC), la Forza Quds e il ministero dell’Intelligence e della Sicurezza della Repubblica islamica sarebbero responsabili dell’organizzazione di attacchi, complotti e altre attività ostili sul territorio occidentale.Nel documento si sottolinea come gli obiettivi di queste operazioni includano dissidenti iraniani, giornalisti, comunità ebraiche e persone legate agli interessi israeliani e statunitensi.

I governi dei Paesi firmatari hanno inoltre evidenziato che i rapporti tra i servizi segreti iraniani e le reti criminali internazionali sarebbero consolidati da tempo. Nel testo viene giudicato particolarmente preoccupante l’utilizzo di gruppi criminali come intermediari per mettere in atto intimidazioni, rapimenti e omicidi ai danni di oppositori politici e minoranze.

Le agenzie di sicurezza occidentali hanno confermato che la minaccia è immediata e concreta: nell’ultimo anno i servizi di intelligence dei Paesi alleati hanno sventato e neutralizzato oltre venti complotti letali orchestrati dall’Iran sul suolo europeo, che includevano tentativi di rapimento, accoltellamento e attacchi incendiari.

Il documento condanna anche una recente campagna di attacchi in Europa attribuita esplicitamente al gruppo di facciata filoiraniano Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya (HAYI). A questa sigla, che opera con il sostegno logistico e finanziario di soggetti collegati al regime di Teheran, sono imputati almeno 17 attacchi di limitata entità condotti in tutta Europa a partire da marzo 2026, mirati a destabilizzare la sicurezza interna dei Paesi interessati.

La dichiarazione arriva in una fase particolarmente delicata sul piano geopolitico, mentre le cancellerie occidentali e l’Iran si trovano in una fase di complessi e precari negoziati per stabilizzare la regione dopo le forti tensioni militari dei mesi scorsi e la crisi nel Mar Rosso. Con questo passo, l’Occidente ha voluto dimostrare che non intende arretrare sul fronte della sicurezza interna, pur mantenendo aperti i canali diplomatici.«Qualsiasi tentativo di uccidere, rapire, molestare, intimidire o attaccare persone sul nostro territorio costituisce una violazione della sovranità nazionale e delle norme internazionali», si legge nella dichiarazione.

I Paesi firmatari hanno quindi invitato la Repubblica islamica a interrompere immediatamente queste operazioni, ribadendo al tempo stesso il proprio sostegno agli sforzi compiuti dagli Stati colpiti per contrastare tali minacce.La dichiarazione si conclude con l’impegno a rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza e intelligence e ad adottare ulteriori misure coordinate per contrastare qualsiasi attività ostile attribuita agli apparati iraniani.Secondo il Washington Institute, l’Iran ha compiuto 218 operazioni ostili all’estero tra il 1979 e il 2025. Oltre la metà di quelle registrate in Europa si sono concentrate negli ultimi anni. Teheran agisce spesso attraverso intermediari, criminali comuni o gruppi terzi.

Come ha raccontato recentemente l’ex generale dei Pasdaran Mohsen Rafighdoost, che ha ammesso di aver ordinato omicidi mirati in Europa negli anni Ottanta e Novanta, il regime si serviva anche di militanti dell’ETA, Euskadi Ta Askatasuna (Paesi Baschi e Libertà), l’allora organizzazione separatista basca.