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Iran, l’affare del secolo per i Pasdaran dopo la guerra e le sanzioni

L’accordo tra Washington e Teheran riversa miliardi nell’economia iraniana, ma a incassare la quota più consistente è proprio l’apparato che è uno dei principali fattori di destabilizzazione della regione

Alessandro Carmi

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Iran, l’affare del secolo per i Pasdaran dopo la guerra e le sanzioni

Piatto ricco, mi ci ficco. Secondo molti analisti e fornti iraniane saranno proprio i Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, a trarre i maggiori benefici dalla nuova fase politica ed economica che si sta delineando.

Il paradosso è evidente. Le misure economiche studiate per favorire la stabilizzazione dell’Iran e incentivare il rispetto degli accordi rafforzano proprio l’organizzazione che gli Stati Uniti mantengono nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere e che diversi Paesi occidentali considerano responsabile di attività destabilizzanti in Medio Oriente. Dietro la dimensione militare e ideologica dei Pasdaran si nasconde infatti un colosso economico che negli ultimi vent’anni ha esteso la propria influenza a quasi ogni settore strategico dell’economia iraniana.

Secondo un’inchiesta dell’agenzia Reuters, fonti di alto livello all’interno dell’apparato iraniano ritengono che le Guardie della Rivoluzione siano nella posizione ideale per intercettare una parte rilevante dei benefici derivanti dalla riapertura dei mercati, dalla ripresa delle esportazioni petrolifere e dall’arrivo di nuovi investimenti stranieri. Una prospettiva destinata a cambiare profondamente gli equilibri interni del Paese.

Fondate nel 1979 da Ruhollah Khomeini per difendere la rivoluzione islamica, le Guardie della Rivoluzione hanno progressivamente accumulato un potere che va ben oltre la sfera militare. Durante la lunga leadership di Ali Khamenei sono diventate una componente essenziale del sistema politico, della sicurezza interna e della proiezione regionale dell’Iran attraverso gruppi alleati in Libano, Siria, Iraq e Yemen.

Le recenti evoluzioni politiche hanno ulteriormente consolidato il loro peso. Dopo la morte di Ali Khamenei durante la guerra iniziata il 28 febbraio, l’apparato dei Pasdaran ha svolto un ruolo decisivo nel sostenere l’ascesa di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex Guida Suprema, contribuendo alla continuità del sistema. Alcune fonti iraniane citate da Reuters arrivano a definire le Guardie della Rivoluzione i «veri vincitori» del conflitto.

La loro forza deriva soprattutto dall’enorme rete economica costruita negli anni delle sanzioni. Mentre l’economia iraniana veniva progressivamente isolata dai mercati internazionali, i Pasdaran sviluppavano strutture parallele per gestire esportazioni, trasporti, commercio e operazioni finanziarie. Quell’esperienza, maturata aggirando restrizioni sempre più severe, ha generato un sistema che oggi controlla quote significative dell’industria petrolifera, delle costruzioni, della logistica, delle telecomunicazioni e dei porti.

Secondo fonti occidentali e iraniane citate in precedenti inchieste Reuters, le reti riconducibili ai Pasdaran arriverebbero ormai a controllare fino alla metà delle esportazioni petrolifere iraniane. È un dato che aiuta a comprendere perché un eventuale allentamento delle sanzioni potrebbe tradursi in un vantaggio economico enorme proprio per l’organizzazione che negli anni ha imparato a gestire i flussi commerciali del Paese sotto pressione internazionale.

Al centro di questo impero si trova Khatam al-Anbia, il gigantesco conglomerato di ingegneria e costruzioni legato ai Pasdaran. L’organizzazione supervisiona centinaia di società coinvolte in grandi progetti infrastrutturali ed energetici e possiede interessi che spaziano dalla produzione industriale al turismo. Molte delle opere strategiche realizzate negli ultimi anni in Iran sono passate attraverso aziende riconducibili a questa rete.
Qui emerge uno degli aspetti più delicati per gli investitori occidentali. La normativa iraniana impone spesso alle aziende straniere di operare attraverso partner locali. In un sistema economico dove le società legate ai Pasdaran sono presenti ovunque, il rischio di entrare indirettamente in rapporti d’affari con soggetti sottoposti a sanzioni rimane elevato.

Jeremy Paner, ex esperto di sanzioni del dipartimento del Tesoro statunitense e oggi partner dello studio legale Hughes Hubbard & Reed, ha spiegato a Reuters che il settore petrolifero iraniano resta profondamente intrecciato con gli interessi delle Guardie della Rivoluzione. Per questo motivo, anche in presenza di nuove aperture diplomatiche, le aziende occidentali continueranno a muoversi in un contesto giuridico estremamente complesso.

L’accordo preliminare annunciato questa settimana prevede deroghe che consentirebbero un incremento delle vendite di petrolio iraniano. Sul tavolo esiste inoltre la prospettiva di un’intesa più ampia che potrebbe sbloccare ulteriori fondi e garantire a Teheran l’accesso a un programma di ricostruzione dal valore stimato di 300 miliardi di dollari. Una massa di risorse capace di rilanciare l’economia nazionale, ma anche di rafforzare gli attori che già ne controllano le leve principali.

Per anni le sanzioni hanno limitato la crescita dell’Iran senza riuscire a ridimensionare davvero il peso economico dei Pasdaran. Oggi il rischio, osservano diversi analisti, è che la loro attenuazione produca un effetto opposto, trasformando l’apertura economica in una gigantesca opportunità per un’organizzazione che ha imparato a prosperare tanto nell’isolamento quanto nell’integrazione con i mercati globali. Se il nuovo corso diplomatico dovesse consolidarsi, il futuro dell’economia iraniana potrebbe dipendere ancora di più da chi, dietro le uniformi militari, controlla già una parte decisiva della ricchezza del Paese.