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Iran, Germania e il denaro del regime nascosto in Europa

Il presunto complotto contro leader ebrei tedeschi riporta sotto accusa le reti economiche iraniane tra immobili di lusso, banche offshore e operazioni dei Pasdaran

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Iran, Germania e il denaro del regime nascosto in Europa

Le autorità tedesche sostengono di avere sventato un progetto di attentato contro alcuni dei più importanti rappresentanti della comunità ebraica in Germania. Dietro il presunto piano, secondo l’accusa formulata dai procuratori federali di Karlsruhe, ci sarebbe ancora una volta l’Iran, o più precisamente quell’universo che ruota attorno ai Pasdaran e alla Forza Quds, il braccio operativo del regime nelle attività clandestine all’estero.
Gli imputati sono un cittadino danese identificato come Ali S. e un cittadino afghano, Tawab M., accusati di avere preparato attacchi incendiari e omicidi contro obiettivi ebraici sul territorio tedesco. Tra i bersagli indicati dall’accusa compaiono Volker Beck, presidente della Società tedesco-israeliana, Josef Schuster, guida del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, oltre a due commercianti ebrei di Berlino rimasti anonimi.

Secondo la procura federale, Ali S. avrebbe agito per conto dei servizi collegati ai Guardiani della Rivoluzione iraniana, mantenendo rapporti diretti con la Forza Quds. Gli investigatori sostengono che l’uomo abbia effettuato sopralluoghi, raccolto informazioni sugli obiettivi e cercato complici per organizzare gli attacchi. Tawab M. avrebbe invece tentato di procurare un’arma destinata all’operazione.
Il processo deve ancora aprirsi davanti al tribunale di Amburgo, però la vicenda ha già prodotto un effetto politico molto più ampio. In Germania e in altri Paesi europei sta crescendo infatti la pressione per colpire gli interessi economici iraniani presenti nel continente, considerati da molti governi parte integrante del sistema di influenza internazionale costruito dal regime di Teheran.

Volker Beck, uno dei possibili obiettivi dell’operazione, ha chiesto apertamente al governo tedesco di congelare i patrimoni collegati alla famiglia della Guida Suprema Ali Khamenei e di impedire alle banche iraniane di continuare a operare liberamente in Germania. La richiesta arriva mentre nuove inchieste finanziarie stanno riportando alla luce una gigantesca rete immobiliare riconducibile ad Ali Aliakbar Ansari, banchiere iraniano già sanzionato dal Regno Unito nell’ottobre 2025 per avere, secondo Londra, “facilitato finanziariamente le attività dei Pasdaran”.

Secondo un’inchiesta del Financial Times, Ansari avrebbe costruito negli anni un impero immobiliare europeo da circa 400 milioni di euro attraverso società offshore registrate in Lussemburgo, Saint Kitts and Nevis e altre giurisdizioni opache. Tra le proprietà figurano due hotel Hilton a Francoforte, un resort di lusso a Maiorca, il centro commerciale Bero di Oberhausen e quote di un esclusivo albergo sciistico a Kitzbühel, in Austria. Bloomberg e altri media finanziari internazionali hanno inoltre collegato Ansari a una rete patrimoniale più ampia che, secondo diverse fonti investigative, sarebbe vicina a Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema iraniana e figura sempre più centrale negli equilibri interni del regime.

Il punto cruciale, però, riguarda il rapporto tra queste immense ricchezze accumulate in Europa e le attività clandestine attribuite all’Iran. Da anni intelligence occidentali e magistrature europee accusano Teheran di utilizzare coperture commerciali, fondazioni religiose, centri culturali e reti finanziarie per sostenere operazioni di influenza, spionaggio e intimidazione contro oppositori, dissidenti e obiettivi ebraici. L’Europa ha spesso reagito con estrema cautela, oscillando tra esigenze diplomatiche, interessi economici e paura di compromettere il dialogo con Teheran.

Nel frattempo, però, i servizi di sicurezza europei hanno registrato un aumento delle attività riconducibili all’Iran, soprattutto dopo il 7 ottobre e l’esplosione della guerra regionale legata a Hamas e Hezbollah. La Germania rappresenta un caso particolarmente delicato. Berlino ospita una delle più grandi comunità iraniane d’Europa, enormi interessi economici legati al Medio Oriente e una comunità ebraica che vive sotto protezione permanente ormai da anni. Quando i procuratori federali parlano di un progetto di assassinio organizzato sul suolo tedesco per conto dei Pasdaran, il problema smette immediatamente di essere soltanto una questione mediorientale. Diventa una questione europea.

Perché il vero interrogativo ormai riguarda la capacità dell’Europa di capire che il regime iraniano non agisce soltanto attraverso la diplomazia ufficiale o il commercio energetico. Agisce anche attraverso reti finanziarie opache, intermediari, apparati religiosi, organizzazioni parallele e operazioni clandestine che, secondo le accuse delle procure occidentali, arrivano fino alla pianificazione di attentati contro cittadini europei ed esponenti delle comunità ebraiche. E quando il denaro accumulato nei grandi hotel di lusso europei si intreccia con accuse di terrorismo politico, l’illusione di poter separare affari e sicurezza comincia a sgretolarsi molto rapidamente.