Quando il papa dichiara che la guerra contro l’Iran non è una guerra giusta, molti si affrettano ad annuire. Del resto, chi potrebbe contestare il capo spirituale di una religione che da duemila anni predica amore, fratellanza e pace? Peccato però che poi arrivi la storia che ha il brutto vizio di ricordare ciò che si preferirebbe dimenticare. Ovverossia, crociate, inquisizioni, conversioni forzate, massacri compiuti sotto il segno della croce. Un catalogo piuttosto ricco di guerre molto poco giuste.
Naturalmente il papa ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione. Colpisce però la disinvoltura con cui certe autorità morali distribuiscono patenti di legittimità e illegittimità senza dedicare una parola alle responsabilità di regimi che impiccano oppositori, perseguitano donne, minoranze e dissidenti. Le sue parole, in compenso, saranno state accolte con entusiasmo a Teheran. E probabilmente anche da parecchi imam. Quando il dialogo consiste nel chiedere sempre la stessa cosa alla stessa parte, il successo diplomatico è assicurato. Per tutti. Tranne che per la verità.
Bidoni della spazzatura
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