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⌥ Il lasciapassare dell’odio

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Le categorie protette valgono solo a corrente alternata. Se la vittima è una donna di ottant’anni, premio Oscar, aggredita per strada da un fanatico urlante, ci si aspetterebbe almeno il riflesso automatico del progressismo da salotto: solidarietà, indignazione, hashtag terapeutici, dibattiti sulla violenza verbale. Invece niente. Silenzio. Perché quella donna si chiama Helen Mirren e ha commesso il peccato imperdonabile di dire pubblicamente che Israele ha diritto a esistere.

Così, all’improvviso, spariscono tutti gli inni morali dell’Occidente educato. L’età non conta più. Il rispetto per una donna evapora. L’aggressione verbale diventa “militanza”. L’intimidazione si trasforma in coraggio civile. Se il bersaglio è un “sionista”, tutto è concesso. Anzi, applaudito.

Ecco la vera lezione di questa scena miserabile andata in onda per le strade di Londra. I sedicenti progressisti non difendono princìpi universali; difendono appartenenze tribali. Le minoranze vanno protette soltanto finché restano dentro il recinto ideologico giusto. Fuori da lì possono essere insultate, minacciate, umiliate in pubblico con tanto di licenza morale incorporata.

Helen Mirren non è stata aggredita perché donna o anziana ma perché ebrea simbolica, amica di Israele. Ed è qui che crolla tutta la gigantesca scenografia morale di questa stagione politica: basta una parola — Israele — e gli umanitari professionisti diventano una folla rancorosa che considera legittima perfino la caccia all’eretico per strada.


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