Mentre le relazioni politiche tra Israele e Turchia attraversano una delle fasi più difficili degli ultimi anni, c’è un artista turco che continua a fare le valigie e a salire su un aereo diretto a Tel Aviv con lo stesso entusiasmo di sempre. Si chiama Mehmet Das, è uno dei cantanti più popolari della musica popolare turca e questa settimana tornerà a esibirsi davanti al pubblico israeliano nell’ambito del Festival Jerusalem East & West, organizzato dalla Jerusalem Orchestra East & West e diretto da Tom Cohen.
Per Das non si tratta semplicemente di una tournée internazionale. Israele occupa ormai un posto particolare nella sua vita artistica e personale, un rapporto costruito nel corso di oltre un decennio e sopravvissuto a crisi diplomatiche, polemiche politiche e tensioni regionali.
«Mi emoziono ogni volta che vengo in Israele», racconta in un’intervista concessa a N12. «Amo molto questo Paese e sento tanto affetto. Quando arrivo qui sono felice». Parole che assumono un peso particolare in un momento nel quale il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua a utilizzare toni durissimi nei confronti dello Stato ebraico.
La storia di Das con Israele comincia circa tredici anni fa. All’epoca il musicista e compositore turco Mumin Sesler lo invitò a partecipare a una serie di spettacoli nel Paese insieme a una giovane stella della musica israeliana destinata a diventare uno degli artisti più popolari del Medio Oriente, Omer Adam. Da quelle prime esibizioni nacque un rapporto che non si è più interrotto.
«Abbiamo fatto tre concerti insieme a Omer Adam e da lì è iniziato tutto», ricorda il cantante. Da allora le sue apparizioni in Israele si sono moltiplicate, includendo festival, eventi privati, matrimoni e collaborazioni musicali.
Eppure il primo viaggio fu accompagnato da una certa apprensione. «Io e la mia famiglia eravamo un po’ preoccupati», ammette. «Le prime due volte mio padre è venuto con me. Quando ha visto come venivo accolto e trattato, si è tranquillizzato». Con il tempo le preoccupazioni lasciarono il posto a qualcosa di molto diverso.
«Qui ho costruito amicizie che considero parte della mia famiglia», racconta. «Dopo un certo periodo ho smesso di sentirmi in un Paese straniero. Per questo cerco sempre di trascorrere del tempo in Israele quando ne ho la possibilità».
Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista riguarda proprio il contrasto tra la dimensione politica e quella umana. Alla domanda se le tensioni tra Ankara e Gerusalemme abbiano mai influenzato la sua volontà di esibirsi in Israele, Das risponde con estrema semplicità.
«No. Alla fine noi sappiamo fare una cosa sola: cantare. Siamo musicisti. Non siamo persone che si occupano di politica». Una posizione che potrebbe apparire prudente, ma che riflette una convinzione molto diffusa nel mondo della musica popolare turca, dove molti artisti preferiscono mantenersi lontani dalle controversie politiche.
Das sottolinea inoltre di non avere mai incontrato particolari ostilità nel suo Paese per il fatto di esibirsi davanti al pubblico israeliano. «In Turchia conoscono da anni il mio rapporto con Israele. Molti israeliani vengono ai miei concerti anche da noi e la gente è abituata a vedere questo legame».
La sua carriera iniziò molto presto. Da bambino prodigio apparve in programmi televisivi nazionali e successivamente partecipò alle trasmissioni del celebre cantante turco Ibrahim Tatlises, autentica leggenda della musica anatolica. Dopo una breve pausa durante l’adolescenza tornò a esibirsi con continuità e proprio Israele ebbe un ruolo importante in quella fase.
«Posso dire che metà della mia crescita artistica è avvenuta sui palchi israeliani», afferma. «Dal 2013 entro ed esco da Israele in modo regolare».
Forse il passaggio più significativo dell’intervista arriva alla fine, quando gli viene chiesto quale messaggio vorrebbe trasmettere agli israeliani sul popolo turco. La risposta arriva senza esitazioni.
«Anche da noi ci sono moltissime persone che provano affetto per Israele. Vorrei che tutto continuasse nel segno della serenità, della gioia e della pace».
In un Medio Oriente spesso dominato da conflitti, dichiarazioni aggressive e reciproche diffidenze, la vicenda di Mehmet Das ricorda che esistono anche altri canali attraverso i quali i popoli continuano a parlarsi. La musica è uno di questi. E talvolta riesce a sopravvivere perfino là dove la diplomazia incontra ostacoli apparentemente insormontabili.

