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Il 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, non è una festa di parte

Se dopo 80 anni gli ebrei devono temere per la loro incolumità nel celebrare la nascita della democrazia vuol dire che gli ostacoli alla libertà non sono ancora stati rimossi

Roberto Cenati

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Il 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, non è una festa di parte

Quest’anno il 25 aprile coincide con una data di grande importanza: l’ottantesimo anniversario della Repubblica.
Il 2 giugno 1946 rappresenta la conclusione di una lotta che ha liberato l’Italia non solo dal fascismo, ma dalla monarchia, responsabile dell’avvento al potere del fascismo, delle leggi antiebraiche del 1938, dell’entrata in guerra dell’Italia e delle tragedie che hanno devastato il nostro Paese.
Il voto repubblicano del 2 giugno ha segnato la vittoria della parte più avanzata del Paese che aveva assimilato lo spirito della Resistenza.

Se si vuole intendere cosa fu la Resistenza italiana, non si deve fare riferimento soltanto al periodo che va dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945. La Resistenza italiana non attese Kesselring: essa aveva già avuto inizio sin da quando era cominciata l’oppressione, cioè sin da quando lo squadrismo fascista aveva iniziato la sistematica distruzione delle Camere del lavoro, delle cooperative, delle organizzazioni operaie e contadine, sia socialiste che cattoliche, seminando il terrore e la morte.
Senza l’opera dei primi oppositori al regime fascista, come Giacomo Matteotti, Antonio Gramsci, Giovanni Amendola, i fratelli Rosselli, Piero Gobetti, don Minzoni, non ci sarebbe stata la Resistenza.

La Resistenza italiana si è caratterizzata per la sua particolare complessità. Non è stata solo delle partigiane e dei partigiani del Corpo Volontari della Libertà, ma delle unità italiane che combatterono al fianco degli Alleati, con i quali furono protagoniste, unitamente ai soldati della Brigata Ebraica, insignita di Medaglia d’oro al valor militare dal Parlamento italiano, dello sfondamento decisivo della Linea Gotica.
Resistenza che fu dei 650.000 militari italiani tradotti dopo l’8 settembre 1943 nei lager tedeschi, che preferirono la prigionia alla promessa di rientrare in Italia subordinata alla loro adesione alla Repubblica di Salò; degli oppositori politici, dei lavoratori protagonisti del grande sciopero generale del marzo 1944, degli ebrei che videro spegnere la propria vita nei campi di sterminio nazisti.

Notevole e di grande peso è stata la partecipazione delle donne alla lotta di Liberazione, che conquistarono il diritto di voto militando nelle file della Resistenza e che votarono per la prima volta alle amministrative del 1946 e al referendum monarchia-repubblica del 2 giugno dello stesso anno.
C’è stata quindi una Resistenza disarmata e una Resistenza armata: entrambe hanno svolto un ruolo fondamentale per la liberazione del nostro Paese dal nazifascismo.

Raccomandava Riccardo Lombardi nel 1965, nel corso delle lezioni tenute a Milano nella ricorrenza del ventesimo anniversario della Liberazione, di non avere una visione agiografica della Resistenza: “a non mitizzarla come un ideale schema in cui tutto andava bene, in cui l’unità era l’impossibile premessa e non invece il risultato di una lotta interna spesso aspra”.
Ricordava Gianfranco Maris, il 4 maggio 2008, a Milano, al Cimitero Ebraico: “Ogni giorno che passa aumenta, nel mio animo, il timore di ‘lasciare’ senza avere avuto il tempo di rendere tutta la mia testimonianza, per contribuire a consolidare una conoscenza indelebile di ciò che hanno veramente rappresentato, in Europa, il fascismo e il nazismo nel secolo degli stermini, con il loro disegno di un ‘ordine nuovo’, basato sul razzismo come ideologia e sulla violenza criminale come sistema di governo.”

Siamo in presenza di una sempre più pericolosa deriva antisemita che mina le basi stesse della nostra democrazia e che si contrappone ai principi della nostra Carta costituzionale.
Nella ricorrenza della Liberazione è fondamentale ricordare il contributo della Brigata Ebraica nella lotta contro i nazifascisti e degli oltre mille partigiani ebrei che parteciparono alla Resistenza, tra i quali ricordiamo Leo Valiani e Umberto Terracini, che furono padri costituenti.
Costituisce per me motivo di profondo rammarico la decisione della Comunità Ebraica di Milano di non poter partecipare al corteo nazionale del 25 aprile, non solo perché il 25 aprile coincide con lo Shabbat, ma per la condizione di insicurezza dovuta alla crescita esponenziale dell’antisemitismo.
Se un cittadino deve temere per la propria incolumità nel celebrare la nascita della democrazia, ciò significa che quella democrazia non ha ancora rimosso gli ostacoli per la piena libertà e uguaglianza.

Il significato profondo della Liberazione mi sembra di cogliere nella frase di Arrigo Boldrini, partigiano, per oltre sessant’anni Presidente nazionale dell’ANPI: “Abbiamo combattuto per la libertà di tutti; per chi era con noi, per chi non c’era, e anche per chi era contro.”
La Resistenza ha liberato tutti.
Ecco perché il 25 aprile deve essere una giornata di unità di tutti gli italiani, che credono nella democrazia e nei principi della Costituzione repubblicana, indipendentemente dalle proprie convinzioni e dalla propria fede politica.


Il 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, non è una festa di parte

Roberto Cenati
Già Presidente Anpi Provinciale di Milano