Una volta gli innocenti erano le vittime, oggi basta appartenere alla (presunta)causa giusta. A Torino si scende in piazza per difendere un palestinese accusato di aver partecipato al massacro del 7 ottobre. Si badi bene, non un dissidente perseguitato, non uno scrittore incarcerato, non una donna condannata dagli ayatollah. Stiamo parlando di un uomo accusato di aver preso parte a uno dei pogrom più feroci della nostra epoca.
Nel mondo capovolto del conformismo militante il problema non è più chi massacra ma è chi arresta. E, così, il carnefice diventa perseguitato, il terrorista resistente, il sospettato simbolo di libertà. È il miracolo morale dei nostri tempi: lavare il sangue con l’ideologia. I nuovi innocenti non sono innocenti ma semplicemente dalla parte ‘giusta’ della barricata.
Bidoni della spazzatura
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