Lo scontro tra Israele e il Regno Unito sulla guerra di Gaza ha coinvolto direttamente gli Stati Uniti. Mike Huckabee, ambasciatore americano in Israele, ha accusato il governo britannico di «odio antiebraico» dopo che il ministro degli Esteri Ed Miliband aveva denunciato il blocco di medicinali destinati alla Striscia e la morte di bambini in attesa di cure salvavita. Parole che il ministero degli Esteri israeliano ha contestato con durezza, sostenendo che non esistono restrizioni all’ingresso di farmaci a Gaza.
La polemica è esplosa dopo la pubblicazione di un video nel quale Miliband, reduce da un incontro con operatori umanitari e sanitari che avevano lavorato nella Striscia o si trovavano ancora sul posto, ha definito «orribili» le testimonianze ricevute. Il ministro ha riferito di medicinali che sarebbero stati bloccati e di bambini morti mentre aspettavano trattamenti indispensabili, concludendo che Londra deve agire «in modo più deciso» sulla crisi di Gaza.
Huckabee ha reagito su X con toni raramente utilizzati tra due Paesi alleati degli Stati Uniti. «I britannici hanno perso la testa», ha scritto, aggiungendo che l’«odio antiebraico» del loro governo «non conosce limiti e non riconosce i fatti». Un’accusa particolarmente pesante anche perché Miliband, figlio di ebrei polacchi fuggiti dalle persecuzioni naziste, proviene da una famiglia profondamente segnata dalla Shoah.
L’intervento dell’ambasciatore è arrivato dopo la risposta del ministero degli Esteri israeliano, che ha accusato Miliband di diffondere affermazioni prive di fondamento. Secondo Gerusalemme, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dell’ottobre 2025 sono state trasferite nella Striscia circa 22.500 tonnellate di forniture mediche e non esisterebbero limitazioni specifiche all’ingresso dei medicinali. Israele sostiene inoltre che circa 200 abitanti di Gaza siano usciti dal territorio nelle ultime due settimane per ricevere trattamenti sanitari.
La replica israeliana insiste anche su un punto politicamente delicato. Il Regno Unito partecipa al centro internazionale di coordinamento per Gaza di Kiryat Gat, la struttura a guida americana attraverso la quale vengono seguite anche le operazioni umanitarie. Secondo Gerusalemme, Londra dispone quindi di informazioni dirette sui meccanismi di ingresso degli aiuti e sulle procedure sanitarie, circostanza che rende ancora più grave, agli occhi della diplomazia israeliana, l’accusa formulata da Miliband.
La disputa sui medicinali arriva mentre i rapporti tra i due governi attraversano una delle fasi più difficili degli ultimi anni. Il ministro degli Esteri britannico ha annunciato nei giorni scorsi una revisione complessiva della politica di Londra verso Israele e il governo britannico sta preparando una risposta al progetto edilizio nell’area E1, in Cisgiordania, considerato dal Regno Unito una minaccia alla possibilità futura di uno Stato palestinese territorialmente contiguo.
Gerusalemme ha già fatto sapere che eventuali misure punitive britanniche provocherebbero una risposta. Tra le ipotesi allo studio figura l’esclusione dei rappresentanti di Londra proprio dal centro di coordinamento di Kiryat Gat, oltre ad altri provvedimenti diplomatici.
Il caso Miliband aggiunge dunque un nuovo fronte a una crisi che ormai supera la questione umanitaria di Gaza. Quando alle divergenze sulle politiche israeliane si sommano accuse di antisemitismo rivolte direttamente al governo britannico dall’ambasciatore degli Stati Uniti, il contrasto cambia dimensione. E rende ancora più difficile immaginare, almeno nel breve periodo, una ricomposizione dei rapporti tra Londra e Gerusalemme.