Il governo degli Stati Uniti ha annunciato giovedì che inserirà le organizzazioni criminali brasiliane Primeiro Comando da Capital (PCC) e Comando Vermelho (CV) nella lista delle Organizzazioni Terroristiche Straniere (Foreign Terrorist Organizations, FTO). Il provvedimento entrerà in vigore il 5 giugno e sottoporrà i due gruppi alle misure e alle restrizioni previste dalla normativa statunitense per le organizzazioni ritenute capaci o intenzionate a compiere atti terroristici.
La designazione come FTO rafforza l’impegno dell’amministrazione americana a «smantellare i cartelli e le organizzazioni criminali» della regione, considerate una seria minaccia alla sicurezza non soltanto del Brasile, ma dell’intero emisfero occidentale, Stati Uniti compresi.
Dietro le quinte, il governo di Luiz Inácio Lula da Silva avrebbe cercato di ostacolare la decisione, temendo che questa classificazione potesse aprire la strada a misure più aggressive da parte di Washington. Per il momento, tuttavia, la misura si limita a sanzioni e strumenti giuridici internazionali.
Il Primeiro Comando da Capital è la più potente organizzazione criminale del Brasile. Nato nel 1993 all’interno di un carcere dello Stato di San Paolo, il gruppo è cresciuto fino a contare decine di migliaia di affiliati e una presenza capillare nel Paese e oltre i suoi confini. Secondo il Mapa das Organizações Criminosas 2024 del ministero della Giustizia del Brasile, il PCC dispone di una rete territoriale più estesa di quella di McDonald’s: è presente in 24 Stati e nel Distretto Federale, una diffusione geografica superiore a quella di molte grandi catene commerciali nazionali.
Fin dalle origini, il PCC ha adottato una struttura gerarchica rigida e regole interne severe, introducendo anche una quota obbligatoria per gli affiliati destinata al finanziamento delle attività criminali. Nel corso degli anni il gruppo è stato collegato a rapine spettacolari, rivolte carcerarie e omicidi.
Tra gli episodi più noti figura la rapina del 1999, considerata una delle più grandi nella storia di San Paolo, e la rivolta carceraria del 2001, quando ventinove istituti penitenziari dello Stato furono coinvolti in proteste coordinate che rivelarono all’opinione pubblica la reale portata dell’organizzazione.
Figura centrale nella storia recente del PCC è Marcos Willians Herbas Camacho, noto come “Marcola”, detenuto dal 1999 e considerato il leader più influente del gruppo. Sotto la sua guida il PCC ha consolidato alleanze con altre organizzazioni criminali e ampliato la propria influenza anche all’estero, con presenze segnalate in diversi Paesi europei, Italia compresa.
Il Comando Vermelho, storicamente radicato a Rio de Janeiro, è a sua volta uno dei gruppi criminali più potenti del Brasile. Negli ultimi anni è stato al centro di vaste operazioni di polizia nello Stato di Rio de Janeiro, con interventi che hanno coinvolto fino a 2.500 agenti nelle favelas, portando a decine di arresti e numerose vittime. Il CV rappresenta l’altro grande polo del crimine organizzato brasiliano, rivale del PCC ma talvolta alleato nella mutevole geografia delle alleanze criminali. L’espansione del PCC e il ridimensionamento di alcuni concorrenti hanno contribuito a ridisegnare la mappa del crimine organizzato nel Paese.
Particolarmente delicata è la questione dei possibili rapporti con ambienti jihadisti.
«In America Latina ci sono più di duecento affiliati o simpatizzanti di Hamas. Molti sarebbero arrivati dal Medio Oriente dopo il 7 ottobre», racconta Gianpiero Spinelli, consulente militare e della sicurezza del Dipartimento della Difesa statunitense, con esperienza operativa in Medio Oriente, Africa e America Latina.
Secondo Spinelli esistono casi emblematici di militanti che avrebbero trasferito competenze, dalla fabbricazione di esplosivi all’addestramento, a gruppi criminali locali. Tra gli esempi citati vi è quello di Salah Abdul Karim Yassine, arrestato nel 2001 in Paraguay e accusato di aver minacciato sedi diplomatiche e di possedere documenti falsi. Casi come questo vengono spesso richiamati per descrivere il cosiddetto crime-terror nexus, il punto di contatto tra criminalità organizzata e terrorismo.
Il fenomeno coinvolgerebbe anche sistemi opachi di finanziamento, come l’hawala, reti informali di trasferimento di denaro, intermediari non ufficiali e criptovalute, che rendono più difficile tracciare i flussi economici tra organizzazioni terroristiche e gruppi criminali transnazionali.
«Hamas può inoltre contare sul sostegno di militanti di Hezbollah che in America Latina beneficiano della significativa presenza della diaspora libanese, soprattutto nell’area della Tripla Frontiera, al confine tra Paraguay, Argentina e Brasile, dove ho lavorato per anni e ho potuto osservare direttamente le capacità operative del Partito di Dio», aggiunge Spinelli.
Negli ultimi anni Paesi come il Paraguay hanno rafforzato le proprie politiche antiterrorismo, inserendo Hamas e Hezbollah nelle liste delle organizzazioni terroristiche senza distinguere tra ala politica e ala militare e intensificando la cooperazione con gli Stati Uniti. Parallelamente, le agenzie di intelligence e le forze federali americane hanno aumentato la propria presenza nella regione nell’ambito delle strategie di contrasto al narcotraffico e alla criminalità organizzata transnazionale.
Spinelli, che ha lavorato come consulente per diverse segreterie della sicurezza pubblica brasiliane e come istruttore presso unità d’élite quali il BOPE di Rio de Janeiro e il CORE della polizia civile, sottolinea come la crescente disponibilità di tecnologie e armamenti di tipo militare nelle mani delle organizzazioni criminali renda sempre più complessa la risposta delle istituzioni. Droni, esplosivi, armi d’assalto e tattiche paramilitari possono infatti paralizzare intere aree urbane e richiedono una risposta integrata che coinvolga polizia, intelligence e cooperazione internazionale.
La decisione degli Stati Uniti di inserire PCC e Comando Vermelho nella lista delle FTO arriva dunque in un contesto già caratterizzato da forti tensioni e crescenti preoccupazioni internazionali. La classificazione comporterà restrizioni finanziarie e legali volte a ridurre la capacità operativa delle organizzazioni criminali, ma solleva anche interrogativi sulla sovranità nazionale, sulla cooperazione internazionale e sull’equilibrio tra iniziative esterne e strategie di contrasto già adottate dal Brasile.«Aspettiamoci operazioni sul campo da parte di Washington», conclude Spinelli.

