Quando pochi giorni fa Adonis Georgiadis ha spiegato in televisione che «solo uno sciocco potrebbe non ammirare il popolo ebraico», il video ha iniziato a circolare rapidamente anche in Israele. Il ministro della Sanità greco ha parlato di democrazia, innovazione, resilienza e della straordinaria capacità degli ebrei di contribuire allo sviluppo dell’umanità. Per molti osservatori israeliani sembrava l’ennesima dimostrazione di sostegno proveniente da un politico europeo dopo il 7 ottobre. La realtà è molto più complessa e, proprio per questo, molto più interessante.
Georgiadis rappresenta probabilmente uno dei percorsi politici più singolari dell’Europa contemporanea. Oggi è uno dei più convinti sostenitori di Israele all’interno dell’Unione Europea, ma in passato si trovò al centro di polemiche durissime per avere promosso un libro apertamente antisemita e per avere frequentato ambienti della destra nazionalista greca nei quali pregiudizi antiebraici e teorie del complotto erano tutt’altro che rari.
Nato ad Atene nel 1972, laureato in Storia e Archeologia, Georgiadis iniziò la sua attività professionale nella libreria di famiglia. Negli anni Novanta fondò una casa editrice specializzata nella pubblicazione di testi della tradizione greca classica e bizantina. Il vero successo arrivò però dalla televisione, dove divenne una figura popolare grazie a programmi culturali nei quali presentava e vendeva libri direttamente al pubblico. Quel talento comunicativo, che ancora oggi lo distingue dai colleghi, gli aprì successivamente le porte della politica.
Entrò nel partito nazionalista LAOS e venne eletto deputato nel 2007. Il momento decisivo della sua carriera arrivò però nel 2012, durante la devastante crisi economica greca. Quando il suo partito rifiutò di sostenere il piano di austerità richiesto dai creditori internazionali, Georgiadis votò a favore, venne espulso e passò nelle file di Nuova Democrazia, il principale partito conservatore del Paese. Da allora la sua ascesa politica non si è più fermata.
Il capitolo più controverso della sua biografia riguarda però il rapporto con l’antisemitismo. Per anni gli venne rimproverata la promozione del libro Gli ebrei: tutta la verità, scritto dall’avvocato Costas Plevris, autore che si è pubblicamente definito nazista, fascista e antisemita. Organizzazioni ebraiche internazionali, tra cui l’Anti-Defamation League, criticarono duramente Georgiadis e ne contestarono diverse dichiarazioni rilasciate in quel periodo.
La svolta arrivò nel gennaio 2017. In occasione della Giornata della Memoria, Georgiadis pubblicò una dichiarazione destinata a segnare una cesura netta con il proprio passato. Chiese scusa alla comunità ebraica greca per avere tollerato e sostenuto persone che avevano diffuso idee antisemite e definì l’Olocausto «la più grande vergogna della civiltà moderna». Le sue parole vennero accolte positivamente dal Consiglio centrale degli ebrei di Grecia e da numerosi esponenti della comunità ebraica.
Da quel momento la sua evoluzione politica è diventata sempre più evidente. Negli ultimi anni Georgiadis si è trasformato in una delle voci europee più esplicite nel denunciare l’antisemitismo contemporaneo. Dopo il 7 ottobre ha difeso apertamente il diritto di Israele a combattere Hamas, ha condannato le campagne di boicottaggio e ha accusato parte della sinistra europea di utilizzare doppi standard quando giudica lo Stato ebraico.
Particolarmente significativa è stata la sua reazione nell’estate del 2025, quando gruppi di attivisti impedirono a una nave israeliana di attraccare sull’isola di Syros. Georgiadis si scusò pubblicamente con i turisti israeliani e dichiarò che l’antisemitismo non avrebbe dovuto trovare spazio in Grecia. Successivamente definì molti manifestanti anti-israeliani «semplicemente antisemiti», suscitando forti polemiche ma anche l’apprezzamento di numerosi osservatori internazionali.
Il suo sostegno a Israele non nasce soltanto da convinzioni ideologiche. Grecia e Israele hanno costruito negli ultimi quindici anni una partnership strategica che coinvolge sicurezza, energia, tecnologia e difesa. Sullo sfondo resta la comune preoccupazione per la crescente assertività della Turchia nel Mediterraneo orientale. Georgiadis è diventato uno dei principali interpreti politici di questa alleanza.
Nel frattempo continua a guidare il ministero della Sanità greco, dove ha avviato riforme ambiziose per modernizzare un sistema sanitario che continua a soffrire problemi cronici. Le sue iniziative hanno ottenuto risultati importanti, ma hanno anche provocato proteste da parte di sindacati e associazioni mediche. Come spesso accade con lui, consenso e controversie procedono insieme.
La storia di Adonis Georgiadis resta difficile da incasellare nelle categorie tradizionali della politica europea. È la vicenda di un uomo che ha compiuto una trasformazione autentica o di un politico che ha adattato le proprie convinzioni ai cambiamenti del tempo? Ognuno darà la propria risposta. Resta un dato oggettivo: pochi esponenti di governo nel continente parlano oggi di Israele e di antisemitismo con la stessa chiarezza e la stessa determinazione del ministro greco.
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