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Gaza. La rabbia per Hamas dopo il rapporto Onu sulle esecuzioni sommarie

Un video diventato virale mostra bambini palestinesi che accusano Hamas della distruzione della Striscia

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 4 min
Gaza. La rabbia per Hamas dopo il rapporto Onu sulle esecuzioni sommarie

Un gruppo di bambini radunati tra le tende di Gaza risponde all’unisono a una domanda semplice e brutale. «Chi ci ha rovinato?». La risposta arriva immediata: «Hamas». Pochi secondi di video, diffusi sui social e rilanciati dall’attivista e scrittore israeliano Hen Mazzig, sono diventati uno dei simboli più discussi delle ultime ore perché arrivano mentre un rapporto delle Nazioni Unite getta una luce impietosa sulle violenze commesse dall’organizzazione islamista all’interno della Striscia.

Le immagini non consentono di misurare quanto quell’opinione sia diffusa tra la popolazione palestinese e non possono essere assunte come una fotografia completa dell’umore di oltre due milioni di persone. Tuttavia intercettano una realtà che da mesi emerge con crescente frequenza anche attraverso testimonianze dirette, proteste spontanee e racconti provenienti da Gaza stessa: una parte della popolazione attribuisce ad Hamas una responsabilità diretta per la catastrofe che ha travolto il territorio dopo il 7 ottobre 2023.

Il contesto nel quale il filmato è esploso è particolarmente significativo. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi e Israele ha infatti pubblicato un rapporto nel quale vengono documentati centinaia di episodi di torture, pestaggi, mutilazioni ed esecuzioni extragiudiziali avvenuti nella Striscia tra agosto 2024 e gennaio 2026. Secondo il documento, almeno 108 persone sarebbero state uccise da Hamas o da gruppi armati collegati attraverso esecuzioni pubbliche o omicidi senza processo.

Le vittime erano spesso accusate di collaborazionismo con Israele, furto di aiuti umanitari, traffico di droga o appartenenza a gruppi rivali. In numerosi casi, secondo gli investigatori dell’Onu, le punizioni includevano fratture deliberate delle gambe, percosse con tubi metallici o blocchi di cemento e altre forme di violenza fisica inflitte pubblicamente con l’obiettivo di intimidire la popolazione. Il rapporto documenta inoltre episodi di umiliazione e punizione che hanno coinvolto anche minori.

Le conclusioni giuridiche sono particolarmente severe. La Commissione afferma che tali pratiche configurano il crimine di guerra di omicidio e rappresentano gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani fondamentali, compreso il diritto alla vita e a un giusto processo.

Il documento ha però suscitato polemiche per un altro passaggio. Pur attribuendo a Hamas la responsabilità diretta degli abusi, il presidente della Commissione, Srinivasan Muralidhar, ha sostenuto che tali violenze si sono sviluppate in un contesto creato dalle operazioni militari israeliane e dalla devastazione prodotta dalla guerra. Una formulazione che ha provocato critiche da parte di numerosi osservatori, secondo i quali il rischio è quello di attenuare le responsabilità dell’organizzazione islamista.

Nel frattempo, le manifestazioni contro Hamas continuano ad affiorare a Gaza nonostante la repressione. Già nella primavera del 2025 diverse proteste avevano attraversato Beit Lahia, Jabalia e Khan Yunis, con manifestanti che chiedevano la fine del controllo esercitato dal movimento sulla Striscia. Alcuni video mostrati da emittenti arabe e verificati da osservatori indipendenti avevano documentato slogan apertamente ostili ai dirigenti dell’organizzazione.

Per anni il dibattito internazionale su Gaza si è concentrato quasi esclusivamente sul confronto tra Israele e Hamas. Il rapporto delle Nazioni Unite e la circolazione di testimonianze provenienti dall’interno della Striscia riportano però al centro un altro elemento spesso trascurato: la condizione dei civili palestinesi sottoposti anche al controllo di un movimento che governa il territorio dal 2007 e che, secondo le stesse Nazioni Unite, continua a utilizzare violenza, intimidazione e repressione contro la propria popolazione.

Il video dei bambini non risolve il dibattito e non offre una chiave definitiva per interpretare la realtà di Gaza. Rivela però qualcosa che molti osservatori hanno faticato a riconoscere negli ultimi anni: nella Striscia esistono palestinesi che temono Israele, palestinesi che odiano Israele e palestinesi che accusano Hamas di avere trascinato Gaza verso una tragedia senza precedenti. Ignorare una di queste voci significa comprendere solo una parte della storia.



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