Il dato arriva dalla stessa amministrazione sanitaria palestinese di Gaza: nel 2025 nella Striscia sono stati registrati 24.650 decessi, dei quali 17.286, pari al 70,1 per cento, attribuiti direttamente alla guerra. I numeri contenuti nel rapporto annuale del ministero della Sanità palestinese stanno ora alimentando un nuovo confronto sull’effettiva dimensione della crisi umanitaria e, soprattutto, sul rapporto tra le previsioni formulate durante il conflitto e la mortalità successivamente registrata.
Il documento, pubblicato il 20 settembre, distingue i decessi provocati direttamente dalle operazioni militari da quelli dovuti ad altre cause. Proprio questi ultimi sono diventati il punto più discusso: secondo i dati ripresi dalla stampa israeliana, nel corso dell’anno sarebbero state registrate 5.780 morti naturali o comunque non direttamente violente, mentre 1.584 persone sarebbero morte per incidenti e altre cause.
Il dato merita attenzione perché durante il 2025 le valutazioni internazionali avevano descritto una situazione alimentare estremamente grave. Nell’agosto di quell’anno l’Integrated Food Security Phase Classification, il sistema internazionale utilizzato per valutare le crisi alimentari, aveva classificato il governatorato di Gaza in condizioni di carestia, indicando oltre mezzo milione di persone in condizioni definite «catastrofiche» e prevedendo un ulteriore peggioramento.
Il rapporto sanitario palestinese consente oggi di confrontare quelle valutazioni con alcuni dati demografici effettivamente registrati. E il confronto presenta elementi che richiedono un esame approfondito. La mortalità non direttamente provocata dalla guerra, infatti, non mostra l’aumento di proporzioni che ci si potrebbe attendere in presenza di una carestia generalizzata protratta per un lungo periodo.
Questo elemento, tuttavia, non esaurisce la questione. Lo stesso rapporto palestinese segnala un forte deterioramento di alcuni indicatori sanitari. La mortalità perinatale è salita a 15,85 ogni mille nati rispetto a 9,73 nel 2022, mentre quella infantile ha raggiunto 15,8 ogni mille nati vivi. Anche la mortalità sotto i cinque anni risulta sensibilmente aumentata. Il ministero attribuisce questi dati al collasso di servizi sanitari essenziali, alle difficoltà nell’assistenza alle donne incinte e ai neonati e alla ridotta capacità di diagnosi e cura.
Il quadro, dunque, è più complesso di quanto consentano gli slogan che hanno accompagnato il conflitto. I numeri della mortalità generale pongono interrogativi sulle previsioni più catastrofiche formulate nel corso del 2025; quelli relativi ai bambini e ai neonati documentano contemporaneamente un grave deterioramento delle condizioni sanitarie.
Anche un altro dato contenuto nelle statistiche palestinesi è destinato a entrare nella discussione. Nel 2025 nella Striscia sono state registrate oltre 50 mila nascite. È un elemento demograficamente rilevante, soprattutto quando viene confrontato con il numero complessivo dei decessi dello stesso periodo, anche se l’andamento della popolazione, preso isolatamente, non permette di stabilire l’esistenza o l’inesistenza di un genocidio, concetto che nel diritto internazionale dipende anzitutto dalla prova dell’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo protetto.
La pubblicazione del rapporto palestinese offre quindi materiale nuovo e importante. Proprio perché proviene dall’apparato sanitario di Gaza, difficilmente può essere liquidato come propaganda israeliana. Allo stesso tempo i suoi dati devono essere letti nella loro interezza, compresi quelli che testimoniano il peggioramento delle condizioni di salute della popolazione.
Dopo tre anni di guerra, la discussione su Gaza continua a essere combattuta anche attraverso cifre, stime e modelli statistici. Il rapporto del 2025 aggiunge finalmente dati consuntivi a molte delle previsioni formulate mentre la crisi era in corso. Sarà compito di epidemiologi, demografi e organismi internazionali confrontarli seriamente con quelle previsioni. Ed è un confronto che, dopo tante certezze proclamate durante la guerra, sarebbe difficile considerare superfluo.

