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Francia. Arthur risponde agli antisemiti piantando alberi in Israele

Il celebre conduttore francese lancia “Antisemite Park” e promette un albero per ogni insulto ricevuto, con il nome dell’autore scritto in ebraico

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Francia. Arthur risponde agli antisemiti piantando alberi in Israele
Iimmagine generata con AI

Un albero piantato in Israele per ogni insulto antisemita ricevuto. E, accanto all’albero, una targa con il nome dell’autore dell’insulto scritto in ebraico. Arthur, uno dei volti più popolari della televisione francese, ha deciso di rispondere così alla quantità di messaggi d’odio che da quasi tre anni accompagnano il suo impegno pubblico contro l’antisemitismo. Il progetto si chiama, con intenzionale ironia, “Antisemite Park”.

Arthur è il nome d’arte di Jacques Essebag, 60 anni, conduttore, produttore televisivo e imprenditore franco-marocchino, nato a Casablanca in una famiglia ebraica e trasferitosi da bambino in Francia. Per il pubblico francese è una presenza televisiva familiare da oltre trent’anni, legata soprattutto a TF1 e a programmi di grande ascolto. Dopo il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, la sua figura pubblica è però cambiata. Arthur è diventato una delle personalità dello spettacolo francese più impegnate nella denuncia dell’antisemitismo e nella difesa degli ostaggi israeliani, pagando questa esposizione con minacce e una quantità impressionante di insulti sui social. La protezione di cui già disponeva è stata rafforzata dopo il 7 ottobre anche per tutelare la sua famiglia.

Ora ha scelto di trasformare quella stessa ostilità nel carburante di un’iniziativa volutamente provocatoria. «Dopo Yosemite Park, lancio Antisemite Park», ha annunciato sui social. Per ogni insulto antisemita ricevuto farà piantare un albero in Israele, accompagnato da una targa con il nome in ebraico della persona che gli ha inviato il messaggio. Il progetto, secondo quanto riferito dalla stampa che ne ha dato notizia, dovrebbe svilupparsi con la collaborazione del Keren Kayemeth LeIsrael, il Fondo nazionale ebraico storicamente impegnato nella forestazione del Paese.

Arthur gioca apertamente con il paradosso. Se gli insulti continueranno con il ritmo attuale, osserva, quella rischia di diventare una foresta enorme. E scherza sul fatto che l’antisemitismo gli consentirà finalmente di migliorare seriamente il proprio bilancio ecologico. La formula con cui riassume l’operazione è altrettanto esplicita, trasformare «l’odio in fotosintesi» e ciò che riceve sui social in fertilizzante.

Dietro la battuta esiste però una vicenda molto meno divertente. Già nel novembre 2023 Arthur raccontava pubblicamente che Meta aveva dovuto introdurre filtri specifici sui suoi account per bloccare parole e minacce antisemite. Da allora ha continuato a intervenire sul tema, pubblicando anche libri nei quali ha raccontato l’impatto personale del 7 ottobre e ciò che considera l’esplosione di un antisemitismo che in Francia esisteva già e che dopo il massacro di Hamas ha trovato nuovi spazi per manifestarsi.

L’iniziativa ha ricevuto l’appoggio, tra gli altri, di Rachel Khan, altra figura che richiede qualche spiegazione per il pubblico italiano. Scrittrice, saggista, attrice ed ex atleta francese, Khan è nata da padre gambiano musulmano e madre francese di origine ebraica polacca. Negli ultimi anni è diventata una voce molto presente nel dibattito pubblico francese sui temi dell’identità, dell’universalismo repubblicano, del razzismo e dell’antisemitismo, assumendo posizioni fortemente critiche verso La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon e verso una parte della sinistra radicale.

Khan ha definito l’idea di Arthur un modo per sostituire alla volontà di cancellare gli ebrei una volontà di mettere radici. Nell’albero che cresce in Israele vede una risposta positiva all’odio e, insieme, una provocazione rivolta a quegli ambienti ecologisti francesi che considera troppo vicini a La France insoumise.

“Antisemite Park” nasce dunque come una battuta, però la battuta contiene un rovesciamento assai concreto. Chi manda ad Arthur un insulto antisemita finanzierà indirettamente un nuovo albero in Israele e vedrà il proprio nome affidato proprio all’alfabeto ebraico. Più odio arriverà, più alberi saranno piantati.

Arthur ha aggiunto una frase che riporta l’intera operazione fuori dal terreno dell’umorismo. In Francia, ricorda, «l’antisemitismo non è un’opinione, è un reato». Agli antisemiti che continuano a scrivergli resta quindi una scelta piuttosto singolare. Possono smettere. Oppure possono contribuire, un insulto dopo l’altro, a far crescere una foresta in Israele.