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Francesca Albanese irride la madre di una vittima del 7 ottobre e riaccende le polemiche in Germania

La relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi replica con un sarcastico “cambi farmaci” a una donna che ha perso la figlia nel massacro di Nir Oz. Il caso scuote il dibattito tedesco sull’antisemitismo e sul ruolo delle istituzioni internazionali

Alessandro Carmi

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Francesca Albanese irride la madre di una vittima del 7 ottobre e riaccende le polemiche in Germania

La ferita lasciata dal 7 ottobre continua ad attraversare la società tedesca e a mettere in luce un conflitto che va ben oltre il Medio Oriente. Stavolta al centro della polemica c’è Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, accusata di aver irriso la madre di una giovane donna tedesca assassinata da Hamas durante il massacro del 7 ottobre 2023.

La vicenda riguarda Sonia Böhl-Dencker, madre di Caroline Böhl, una cittadina tedesca cristiana di 22 anni uccisa nel kibbutz Nir Oz durante l’attacco dei terroristi di Hamas. Negli ultimi mesi Böhl-Dencker è diventata una delle voci più ascoltate in Germania tra i familiari delle vittime, denunciando ripetutamente il clima di ostilità verso Israele che, a suo giudizio, ha finito per cancellare dalla memoria pubblica le sofferenze delle vittime del 7 ottobre, comprese quelle di cittadini tedeschi.

L’episodio che ha provocato lo scontro risale allo scorso marzo, quando Sonia Böhl-Dencker partecipò a Berlino alla prima di un film ospitata dal cinema Babylon. Ospite d’onore dell’evento era proprio Francesca Albanese, figura da tempo controversa per le sue posizioni su Israele e per dichiarazioni che hanno suscitato critiche da parte di governi occidentali, organizzazioni ebraiche e studiosi dell’antisemitismo.

Dopo la proiezione, la madre di Caroline raccontò a un quotidiano tedesco di aver vissuto un’esperienza sconvolgente. Disse di non aver mai percepito in uno stesso luogo una tale concentrazione di ostilità verso Israele. Secondo il suo racconto, all’interno e all’esterno del cinema erano presenti manifestanti con kefiah palestinesi, slogan radicali e parole d’ordine che negavano perfino i massacri del 7 ottobre.

Le tensioni non si limitarono alle proteste fuori dalla sala. Tra i presenti vi era anche Karoline Preisler, avvocata e politica tedesca nota per il suo sostegno pubblico a Israele e alle famiglie degli ostaggi. Da mesi Preisler partecipa alle manifestazioni filo-palestinesi di Berlino portando bandiere israeliane e fotografie degli ostaggi rapiti da Hamas. Nel corso dell’evento sarebbe stata circondata da decine di attivisti che ne chiedevano l’espulsione dalla sala e che la insultavano chiamandola “nazista”.

Secondo diverse testimonianze, ogni intervento critico nei confronti delle tesi esposte durante la serata sarebbe stato accolto con fischi e accuse di razzismo. Böhl-Dencker ha raccontato di essere rimasta particolarmente colpita dall’assenza di empatia verso le vittime israeliane e verso i loro familiari.

La polemica è esplosa nuovamente nei giorni scorsi quando Albanese ha commentato sui social alcune riflessioni pubblicate dalla madre di Caroline sul proprio dolore e sulla difficoltà di convivere con la perdita della figlia. La risposta attribuita alla relatrice dell’Onu è stata estremamente lapidaria: “Cambi farmaci”.Parole che hanno suscitato indignazione in Germania e in Israele, dove molti osservatori hanno interpretato il commento come una derisione nei confronti di una madre in lutto.

Sonia Böhl-Dencker ha reagito evitando di trasformare la vicenda in una disputa personale. In una risposta pubblica ha scritto che le interessa relativamente ciò che Albanese pensa di lei, sottolineando invece la gravità delle affermazioni che la funzionaria dell’Onu continua a diffondere. Tra queste ha citato anche la teoria secondo cui cani addestrati e inviati in Israele verrebbero utilizzati per commettere violenze sessuali contro palestinesi, un’accusa che Böhl-Dencker ha definito una menzogna delirante e pericolosa.

A intervenire è stato anche l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, che ha accusato Albanese di aver superato ogni limite di decenza. In un messaggio pubblicato sui social ha ricordato che Caroline Böhl era una giovane cittadina tedesca assassinata dai terroristi di Hamas e che la risposta rivolta a sua madre rappresenta, a suo giudizio, l’ennesima dimostrazione di ostilità ideologica verso Israele.

Il caso arriva in un momento particolarmente delicato per la Germania, dove il dibattito sull’antisemitismo successivo al 7 ottobre resta acceso. Da un lato vi sono le grandi manifestazioni filo-palestinesi che attraversano regolarmente Berlino e altre città; dall’altro cresce il numero di cittadini tedeschi che denuncia un clima sempre più aggressivo nei confronti di ebrei, israeliani e familiari delle vittime del massacro.

Per Sonia Böhl-Dencker la questione resta profondamente personale. Da oltre due anni cerca di mantenere viva la memoria della figlia e di raccontare cosa accadde a Nir Oz. La risposta ricevuta da una funzionaria delle Nazioni Unite ha finito per trasformare il suo dolore privato in un nuovo caso politico internazionale.