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Euro-Med chiude l’ufficio di Gaza mentre crescono le ombre sui legami con Hamas

L’organizzazione attribuisce la decisione alle pressioni israeliane, ma sul gruppo fondato da Ramy Abdu pesano indagini, accuse di finanziamento del terrorismo e nuove rivelazioni emerse in Europa

Rosa Davanzo

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Euro-Med chiude l'ufficio di Gaza mentre crescono le ombre sui legami con Hamas

Euro-Med Human Rights Monitor, una delle organizzazioni più frequentemente citate dai media internazionali per documentare quanto accade nella Striscia di Gaza, ha annunciato la chiusura del proprio ufficio nell’enclave palestinese dopo quasi quindici anni di attività. La decisione, resa pubblica il 16 giugno, è stata accompagnata da un duro atto d’accusa contro Israele, accusato di avere condotto una campagna di minacce, diffamazione e misure punitive tali da rendere impossibile la prosecuzione del lavoro sul terreno.

Dietro questa spiegazione, tuttavia, si sta sviluppando una vicenda assai più complessa che nelle ultime settimane ha attirato l’attenzione di governi, magistrature e organismi di monitoraggio specializzati nel finanziamento del terrorismo. La chiusura dell’ufficio di Gaza arriva infatti mentre aumentano le contestazioni riguardanti i presunti rapporti tra Euro-Med e Hamas, contestazioni che l’organizzazione respinge integralmente definendole parte di una campagna politica orchestrata contro di essa.

Già il 27 maggio Euro-Med aveva annunciato una drastica riduzione delle proprie attività dopo che Israele aveva deciso di impedire l’ingresso nel Paese e nei territori palestinesi a decine di dipendenti e collaboratori dell’organizzazione. In quella circostanza il gruppo aveva comunicato il ridimensionamento del personale, la sospensione dell’ufficio centrale di Ginevra, la chiusura delle sedi in Libano e nei territori palestinesi e una progressiva transizione verso attività prevalentemente virtuali.

Pochi giorni prima, il ministero israeliano per gli Affari della Diaspora e la lotta all’antisemitismo aveva pubblicato un rapporto nel quale Euro-Med veniva descritta come una struttura utilizzata per operazioni di influenza riconducibili ad Hamas attraverso attività legali, mediatiche e digitali. Le accuse israeliane si sono intrecciate con sviluppi giudiziari emersi in Europa.

Nel dicembre 2025 la magistratura italiana ha disposto l’arresto di nove persone legate a organizzazioni caritative operanti tra Genova e Milano, accusate di avere trasferito tra sette e otto milioni di euro ad Hamas. Nell’ambito di quell’inchiesta è emerso il nome di Mohammed Saleh Ismail Abdu, fratello del fondatore di Euro-Med, Ramy Abdu. Secondo gli investigatori italiani, l’uomo sarebbe stato coinvolto in trasferimenti di denaro destinati all’organizzazione terroristica e avrebbe cercato di organizzare incontri a Doha con Ismail Haniyeh, allora capo dell’ufficio politico di Hamas.

L’indagine ha inoltre riportato l’attenzione sull’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP), guidata da Mohammad Hannoun, inserito dagli Stati Uniti nelle liste dei finanziatori di Hamas. Alcuni documenti giudiziari citati da NGO Monitor sostengono inoltre che Ramy Abdu risiederebbe abitualmente a Istanbul e non a Ginevra, dove Euro-Med è formalmente registrata. Un elemento che ha alimentato ulteriori interrogativi, soprattutto alla luce delle attività finanziarie di Hamas documentate negli ultimi anni in Turchia.

Un altro aspetto emerso riguarda le origini dell’organizzazione. Secondo NGO Monitor, l’attuale Euro-Med sarebbe collegata a una struttura precedente denominata Euro-Mid Observer for Human Rights, che Israele aveva dichiarato organizzazione illegale nel 2015 e successivamente inserito nelle liste previste dalla normativa antiterrorismo. Una circostanza poco conosciuta al grande pubblico e quasi assente nella copertura giornalistica internazionale.

La risposta di Euro-Med non ha mostrato aperture. L’organizzazione continua a respingere tutte le accuse e sostiene che si tratti di una campagna di delegittimazione. Anche Richard Falk, presidente del consiglio dell’organizzazione ed ex relatore speciale delle Nazioni Unite, ha pubblicato una lettera aperta nella quale definisce false le contestazioni. Nei documenti diffusi da Euro-Med, tuttavia, non compaiono risposte dettagliate alle risultanze dell’inchiesta italiana né ai riferimenti contenuti negli atti giudiziari citati dagli organismi di monitoraggio.

La questione assume un rilievo particolare perché Euro-Med è stata una delle fonti più utilizzate dai media occidentali durante la guerra di Gaza. Secondo un’analisi di HonestReporting, tra marzo 2025 e maggio 2026 l’organizzazione è stata citata almeno 104 volte da 28 grandi testate internazionali, comprese CNN, Associated Press e New York Times.

Per questo motivo la vicenda supera ormai i confini di una disputa tra Israele e una ONG. Al centro del dibattito c’è la credibilità delle fonti utilizzate per raccontare il conflitto, un tema destinato a pesare sempre di più in una guerra combattuta anche sul terreno dell’informazione.