La Germania continua a comprare tecnologia militare israeliana a un ritmo che pochi avrebbero immaginato soltanto cinque anni fa e, mentre l’Europa discute di autonomia strategica e di difesa comune, Berlino sembra avere già individuato uno dei propri principali fornitori. Dopo il sistema antimissile Arrow 3, i missili anticarro Spike e i lanciatori PULS, ora l’attenzione si concentra su una nuova categoria di armamenti che sta cambiando il volto delle guerre contemporanee: le munizioni circuitanti, spesso definite impropriamente “droni kamikaze”.
L’ultimo passo è stato compiuto all’ILA di Berlino, una delle più importanti fiere aerospaziali e della difesa del continente, dove il presidente e amministratore delegato di Elbit Systems, Bezalel “Butzi” Machlis, ha firmato un memorandum d’intesa con la tedesca Diehl Defence per produrre in Germania il sistema SkyStriker, conosciuto in Israele con il nome di Sherakrak.
L’accordo arriva mentre il Bundeswehr sta preparando il programma “Long Range Loitering Munition System”, destinato all’acquisizione di nuove capacità d’attacco a lungo raggio. Secondo le specifiche emerse finora, l’esercito tedesco cerca un sistema in grado di individuare e distruggere bersagli situati tra i 200 e i 300 chilometri di distanza, una capacità che fino a pochi anni fa apparteneva quasi esclusivamente ai missili da crociera e agli aerei da combattimento.
Lo SkyStriker rappresenta una soluzione diversa. Viene lanciato verso l’area operativa, vola autonomamente, ricerca il bersaglio e può rimanere in attesa prima di colpire. Quando riceve l’autorizzazione finale, si lancia sull’obiettivo ad alta velocità trasportando una testata esplosiva da cinque a dieci chilogrammi. Secondo i dati forniti dall’azienda, il velivolo può raggiungere velocità superiori ai 500 chilometri orari durante la fase terminale dell’attacco.
L’aspetto più interessante dell’operazione riguarda però il modello industriale. Diehl Defence, che già collabora con la israeliana Rafael nella produzione dei missili Spike destinati al mercato tedesco ed europeo, dividerà la produzione con Elbit secondo uno schema paritario. La società tedesca realizzerà le testate e i sistemi di lancio, mentre Elbit e la sua controllata tedesca si occuperanno della piattaforma aerea. Le prime unità saranno costruite in Israele, ma il piano prevede il trasferimento progressivo della produzione in Germania entro circa tre anni dall’avvio del programma.
Questa formula risponde perfettamente alle nuove esigenze di Berlino. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato la cosiddetta Zeitenwende, la “svolta epocale” nella politica di difesa tedesca, accompagnata da un fondo straordinario di cento miliardi di euro per il riarmo. Da allora il governo federale ha cercato fornitori affidabili capaci di consegnare sistemi già collaudati e immediatamente disponibili, evitando i lunghi tempi di sviluppo che caratterizzano molti programmi europei.
Israele si è trovato in una posizione ideale per rispondere a questa domanda. I suoi sistemi vengono sviluppati in un ambiente operativo reale e vengono costantemente aggiornati sulla base dell’esperienza accumulata sul campo. È una caratteristica che interessa particolarmente le forze armate tedesche, impegnate in una modernizzazione accelerata dopo decenni di investimenti limitati.
Il possibile acquisto dello SkyStriker presenta inoltre un vantaggio logistico importante. Il drone può essere integrato con il sistema missilistico PULS che la Germania ha già deciso di acquisire in grandi quantità. In pratica, gli stessi lanciatori potrebbero impiegare sia razzi tradizionali sia munizioni circuitanti, ampliando notevolmente la flessibilità operativa delle unità terrestri.
Per Elbit Systems si tratterebbe dell’ennesimo successo in un mercato europeo che sta diventando sempre più centrale. Per la Germania rappresenterebbe un ulteriore tassello di una trasformazione militare che procede molto più rapidamente di quanto suggerisca il tradizionale profilo prudente della politica tedesca.
Dietro la firma di un memorandum industriale si intravede dunque qualcosa di più ampio. Berlino sta costruendo una nuova architettura della propria difesa e, almeno per il momento, una parte crescente di quella architettura parla israeliano.

