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Ed Sheeran travolto dal caso Macklemore

Dopo l’esclusione del rapper pro-Palestina, artisti in fuga dal tour e boicottaggio radiofonico. A Philadelphia il cantante rompe il silenzio

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
Ed Sheeran travolto dal caso Macklemore
Iimmagine generata con AI

Ed Sheeran ha provato a tenersi fuori dalla battaglia politica che ha investito il suo tour americano, finendo per esserne uno dei protagonisti. Dopo l’esclusione di Macklemore, allontanato dalle restanti date statunitensi in seguito ai suoi interventi pro-Palestina durante i concerti, gli artisti di supporto hanno abbandonato il tour, una radio irlandese ha tolto le canzoni di Sheeran dalla programmazione e gruppi di manifestanti hanno atteso il cantante a Philadelphia. Sabato sera, 19 settembre, Sheeran ha infine deciso di parlare dal palco, definendo quanto accade a Gaza «catastrofico e ingiustificabile».

La vicenda era cominciata il 4 settembre al MetLife Stadium del New Jersey, dove Macklemore, durante la sua esibizione di apertura, aveva dedicato una parte dello spettacolo alla causa palestinese, gridando «Free Palestine», rivolgendosi agli abitanti di Gaza e della Cisgiordania e proponendo il brano di protesta Hind’s Hall mentre sugli schermi scorrevano immagini della Striscia.

Le reazioni erano state immediate. L’Israeli-American Council aveva chiesto che il rapper venisse escluso dalle successive date e, secondo quanto successivamente riferito dallo stesso Sheeran, alcuni proprietari degli stadi avevano fatto sapere agli organizzatori che non avrebbero ospitato gli spettacoli se Macklemore fosse rimasto nel cartellone. Il cantante britannico ha sostenuto di aver cercato una mediazione e ha precisato che la decisione finale di estromettere il rapper è stata presa dal promoter.

L’allontanamento di Macklemore ha però prodotto un effetto domino. Finneas, Lukas Graham e Aaron Rowe hanno rinunciato alle loro apparizioni, mentre anche il gruppo irlandese Beoga, che accompagnava Sheeran in parte del tour, si è ritirato. Alcuni degli artisti hanno presentato la loro decisione come una protesta contro quella che considerano una limitazione della libertà di espressione.

La polemica è presto uscita dagli stadi. Classic Hits Radio, emittente irlandese, ha annunciato di aver eliminato «per il prossimo futuro» la musica di Sheeran dalla propria programmazione, spiegando di aver ricevuto numerose reazioni negative dagli ascoltatori. Una scelta dalla quale RTÉ, il servizio pubblico irlandese, ha invece preso le distanze, precisando che per vietare la musica di un artista occorrerebbero motivazioni assai più gravi.

In pochi giorni Sheeran si è così ritrovato nella situazione paradossale di essere contestato per una decisione che sostiene di non aver preso. Inizialmente aveva cercato di mantenere una posizione defilata, spiegando di considerare i propri concerti luoghi nei quali persone con opinioni diverse potessero ritrovarsi attraverso la musica. A Philadelphia ha però cambiato registro.

Davanti al pubblico ha ricordato gli orrori dell’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele, quindi ha definito la situazione a Gaza «catastrofica, ingiustificabile e sproporzionata» e ha parlato anche delle ingiustizie subite dai palestinesi in Cisgiordania. Ha ammesso di aver commesso errori nella gestione della vicenda e manifestato disagio per le pressioni esercitate sugli artisti e per le conseguenze che il caso ha assunto sul terreno della libertà di espressione.

Intanto la controversia si è trasformata anche in una gara di solidarietà economica. Macklemore ha annunciato che destinerà un milione di dollari a organizzazioni impegnate nell’assistenza ai palestinesi. Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium, indicato dal rapper come una delle figure che avrebbero esercitato pressioni per la sua esclusione, ha promesso due milioni di dollari in aiuti. Anche Sheeran ha assunto un impegno per due milioni.

La vicenda ormai supera ampiamente il rapporto tra due musicisti. Mostra quanto la guerra iniziata dopo il 7 ottobre abbia trasformato anche il mondo dello spettacolo occidentale in un terreno di conflitto politico, dove una dichiarazione, un silenzio o perfino una scelta compiuta da altri possono diventare motivo di mobilitazione e boicottaggio.

Sheeran aveva cercato di sottrarsi a questa logica. Il risultato è stato l’opposto. A Philadelphia ha scelto infine di esporsi, tentando di riprendere il controllo di una vicenda che gli era sfuggita di mano. Resta da capire se basterà a fermare una protesta che, nel giro di pochi giorni, ha svuotato il suo tour degli artisti di supporto ed è arrivata dalle arene americane fino alle frequenze delle radio irlandesi.