All’inizio degli anni ’30 del secolo scorso il leader del movimento sionista Betar, Zeev Jabotinsky, ebbe una visione. In un futuro Stato ebraico qualcuno doveva pensare anche agli aspetti legati alle attività marittime commerciali, militari e, non ultima, alla pesca. Il futuro Stato ebraico avrebbe avuto un lungo litorale sul Mediterraneo. Jabotinsky riuscì a convincere le autorità dell’Italia fascista ad aprire una scuola nautica nella quale giovani ebrei di tutta Europa avrebbero potuto ricevere un’adeguata educazione marittima. La scuola venne inaugurata a Civitavecchia, nel Lazio, nel 1934. Il primo corso contò 28 cadetti, la maggioranza dei quali proveniva dalla Polonia.
L’intenzione era quella di formare dei quadri il più in fretta possibile e i giovani cadetti furono sottoposti a una vera e propria maratona scolastica, tanto è che il materiale didattico di tre anni fu compresso in uno solo. Le materie insegnate erano in italiano: navigazione, costruzioni navali, cartografia, pragmatica di bordo, tecniche di manovra e altro ancora. Fu anche acquistato un vascello italiano che venne battezzato Sara, dal nome della consorte di un benefattore di nome Efraim Kirschner, ebreo belga. Nel corso dei quattro anni di attività, circa duecento cadetti ottennero il diploma di frequenza.
Nel 1938, con l’introduzione delle leggi razziali da parte di Benito Mussolini, la scuola fu costretta a interrompere bruscamente le attività. Durante gli anni della persecuzione nazista diversi ex cadetti persero la vita. Altri, soprattutto gli ebrei palestinesi, riuscirono a sopravvivere per diventare poi figure di spicco nelle attività marittime del nascente Stato ebraico. La scuola nautica fu riaperta a Haifa nel 1938 per poi essere trasferita definitivamente nel 1952 ad Akko, dove tuttora ha la propria sede. Fu a questo punto che il Collegio Nautico di Akko entrò nella mia vita.
Nel 1963, all’età di 15 anni, completamente ignaro dei fatti sopra narrati, fui ammesso a questo Collegio, che mi avrebbe portato alla maturità. La pressione dell’istruzione scolastica si era trasferita da Civitavecchia ad Akko. L’agenda giornaliera era fittissima, dalle 06.00 alle 22.00, quando veniva suonata la tromba della buona notte. Le materie da seguire erano sedici: oltre a matematica, fisica, materie letterarie e inglese, c’erano navigazione e officina meccanica. L’educazione fisica era estremamente impegnativa sotto la guida di un maestro molto preparato ed altrettanto esigente. La selezione alla fine del primo anno fu spietata: il 50 per cento della classe non riuscì a passare al secondo. Il regime spartano proseguì fino alla maturità.
Un diplomato del Collegio era a prova di bomba, in grado di sostenere i massimi livelli di stress. Il servizio militare si svolgeva obbligatoriamente nella Marina, con il compito di proteggere il confine marittimo dello Stato ebraico, lungo 198 chilometri, il terzo in termini di lunghezza dopo quello con la Giordania e quello dell’Egitto. Finiti i tre anni di leva, molti continuarono nella Marina mercantile. Io scelsi di continuare a studiare e, dopo varie vicissitudini, sono finito in Italia. È qui che ho scoperto che le origini della mia scuola avevano radici italiane molto significative.
La Marina israeliana è oggi nell’occhio del ciclone, con le varie flottiglie che arrivano per farle perdere tempo e distrarla dal gravoso compito di difendere i litorali dall’incombente terrorismo via mare. Per noi è interessante sapere che le prime nozioni della navigazione apprese dagli ebrei, in un momento critico, portarono anche un’impronta italiana. È giusto ricordarlo con gratitudine.

