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Chiesa d’Inghilterra. Israele uno Stato razzista

Il Sinodo generale approva una mozione che invita a confrontarsi con il controverso documento Kairos II mentre il rabbino capo Mirvis denuncia un grave colpo al dialogo ebraico-cristiano

Paolo Montesi

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Chiesa d'Inghilterra. Israele uno Stato razzista
Ephraim Mirvis

La Chiesa d’Inghilterra compie un passo destinato a suscitare forti polemiche nei rapporti con il mondo ebraico. Il Sinodo generale, massimo organo legislativo della Chiesa anglicana, ha approvato una mozione che invita le diocesi e le comunità ecclesiali a confrontarsi con una serie di documenti elaborati da organizzazioni cristiane palestinesi, tra i quali figura il controverso Kairos Palestine II, testo che descrive Israele come “un’impresa coloniale fondata sul razzismo” e definisce la guerra nella Striscia di Gaza un “genocidio”.

La decisione arriva al termine di un acceso dibattito che ha messo in luce profonde divisioni all’interno della stessa Chiesa. Per attenuare le critiche, il testo della mozione è stato modificato durante i lavori del Sinodo: il verbo “ricevere”, inizialmente previsto, è stato sostituito con “ascoltare”, precisando che l’invito a confrontarsi con quei documenti non implica un’adesione a tutte le loro affermazioni. La modifica, tuttavia, non è bastata a rassicurare le organizzazioni ebraiche britanniche, che considerano il semplice riconoscimento del Kairos II una scelta gravemente sbagliata.

Il documento più contestato è stato pubblicato nel novembre 2025 dall’Iniziativa ecumenica cristiana palestinese con il titolo ‘Moment of Truth. Faith in a Time of Genocide’. Nelle sue quattordici pagine sostiene che la guerra combattuta da Israele a Gaza rappresenti la prosecuzione del progetto sionista, definisce lo Stato ebraico un sistema di apartheid fondato sulla supremazia ebraica e invoca una campagna internazionale di boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni. Il testo esprime inoltre una netta opposizione agli Accordi di Abramo e attribuisce l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 a decenni di occupazione, repressione e blocco della Striscia di Gaza, una formulazione che molti osservatori giudicano una sostanziale giustificazione del massacro.

Il rabbino capo del Regno Unito, Ephraim Mirvis, aveva lanciato un appello ai membri del Sinodo già nei giorni precedenti alla votazione, invitandoli a respingere il documento. Secondo Mirvis, il Kairos II contiene affermazioni storicamente false e utilizza un linguaggio estremo che delegittima l’esistenza stessa dello Stato di Israele, compromettendo decenni di paziente costruzione del dialogo tra ebrei e cristiani. Dopo il voto il rabbino capo ha definito la decisione “vergognosa”, sostenendo che il testo, anziché favorire la comprensione reciproca, rappresenta “un enorme ostacolo alla pace” e “una triste giornata per le relazioni ebraico-cristiane”.

Critiche analoghe sono arrivate dal Board of Deputies of British Jews, il principale organismo rappresentativo dell’ebraismo britannico, secondo cui nessuna Chiesa può svolgere un ruolo credibile nella lotta ai pregiudizi o nella promozione della pace in Medio Oriente se accetta di legittimare un documento di questo tipo.

Anche all’interno del Sinodo non sono mancate voci contrarie. Jacob Vince ha ricordato che definire Israele, fin dalla sua nascita, un progetto razzista contraddice la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, adottata ufficialmente dalla stessa Chiesa d’Inghilterra nel 2018. Il reverendo Ian Paul ha osservato che appare difficile sostenere di voler combattere l’antisemitismo mentre si promuove la discussione di un testo che descrive Israele come un’entità razzista e coloniale, aggiungendo che la Chiesa non ha mai dedicato un analogo dibattito alle persecuzioni contro cristiani, donne e persone omosessuali in molti Paesi del Medio Oriente.

I promotori della mozione hanno invece difeso la scelta, sostenendo che il compito della Chiesa sia anzitutto ascoltare la voce dei cristiani palestinesi. L’arcivescova Sarah Mullally, rientrata da una visita in Terra Santa, ha ribadito che confrontarsi con quei documenti non significa approvarne ogni contenuto, richiamando al tempo stesso la necessità di vigilare contro ogni forma di antisemitismo e ricordando la lunga storia delle responsabilità cristiane nella diffusione dell’odio antiebraico.

Il voto finale ha registrato una larga maggioranza. Tra i vescovi si sono espressi a favore venticinque membri, senza voti contrari e con cinque astensioni. Tra il clero i favorevoli sono stati 115 contro 20, mentre tra i laici il risultato è stato di 113 voti favorevoli, 27 contrari e 35 astensioni.

La decisione rischia ora di aggravare ulteriormente le tensioni tra la Chiesa anglicana e le comunità ebraiche britanniche. In un momento in cui l’antisemitismo registra una crescita significativa nel Regno Unito e in gran parte dell’Europa, il dibattito sul Kairos II dimostra quanto il conflitto israelo-palestinese continui a produrre profonde fratture anche all’interno delle istituzioni religiose occidentali.