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Canada. Criminali all’assalto di sinagoghe

Le autorità canadesi seguono la pista di mandanti stranieri legati all’universo delle milizie filo-iraniane dopo una serie di sparatorie contro scuole ebraiche, luoghi di culto e il consolato americano

Shira Navon

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Canada. Criminali all’assalto di sinagoghe

Dietro i colpi d’arma da fuoco esplosi contro sinagoghe, scuole ebraiche e perfino contro il consolato degli Stati Uniti a Toronto non ci sarebbe una galassia di estremisti isolati, bensì una struttura organizzata che reclutava giovani criminali, li pagava per compiere gli attacchi e pretendeva che documentassero ogni azione con video inviati ai loro referenti. È la conclusione a cui sono arrivate le autorità canadesi dopo mesi di indagini che hanno portato all’arresto di diversi sospetti e aperto una pista che conduce ben oltre i confini del Canada.

Nel corso di una conferenza stampa, il capo della polizia di Toronto, Myron Demkiw, ha spiegato che gli investigatori si trovano davanti a un fenomeno nuovo e particolarmente insidioso. I responsabili materiali delle sparatorie sarebbero stati reclutati attraverso applicazioni di messaggistica criptata e utilizzati come veri e propri “criminali a noleggio”. Per ricevere il pagamento dovevano registrare gli attacchi e dimostrare di aver portato a termine il compito assegnato.

Secondo la polizia, gli episodi verificatisi negli ultimi mesi presentano elementi operativi quasi identici. Le stesse modalità di reclutamento, la stessa logica di remunerazione e, in molti casi, persino le stesse armi. Gli accertamenti balistici hanno infatti collegato numerosi attacchi a due pistole introdotte illegalmente dagli Stati Uniti, una calibro 9 millimetri e una calibro .45, utilizzate in decine di episodi distinti.

L’aspetto più delicato riguarda però chi avrebbe ordinato e finanziato queste operazioni. Demkiw ha confermato che gli investigatori stanno esaminando il possibile coinvolgimento di attori stranieri interessati a diffondere paura e instabilità all’interno della società canadese. Pur evitando accuse ufficiali premature, diverse fonti vicine all’indagine indicano un possibile collegamento con ambienti riconducibili alla rete internazionale di milizie sostenute dalla Repubblica islamica dell’Iran.

I documenti giudiziari già depositati negli Stati Uniti e in Canada hanno portato l’attenzione degli investigatori su Mohammad Baqer Saad Dawood al-Saadi, figura associata a organizzazioni armate filo-iraniane operanti in Medio Oriente. Le autorità stanno cercando di stabilire se e in quale misura soggetti collegati a queste reti abbiano avuto un ruolo nell’organizzazione o nel finanziamento degli attacchi avvenuti sul territorio canadese.

La vicenda si inserisce in un clima sempre più difficile per la comunità ebraica canadese. Dall’autunno del 2023 il numero di episodi antisemiti registrati nel Paese è aumentato in maniera significativa e Toronto è diventata uno dei principali fronti di questa escalation. Sinagoghe, scuole, centri comunitari e attività commerciali ebraiche sono stati oggetto di minacce, vandalismi e aggressioni che hanno alimentato un diffuso senso di vulnerabilità.

Tra i luoghi colpiti figura anche la sinagoga Kehillat Shaarei Torah, nel nord della città, presa di mira ripetutamente negli ultimi mesi. Le immagini delle finestre infrante e dei danni provocati dagli attacchi sono diventate il simbolo di una situazione che molte organizzazioni ebraiche definiscono ormai insostenibile.

L’inchiesta ha assunto una dimensione ancora più drammatica dopo la morte del sergente Marc Pinizzotto, veterano della polizia di Toronto, ucciso durante una perquisizione collegata alle indagini. L’agente partecipava a un’operazione condotta nell’ambito dell’inchiesta sulle sparatorie quando è stato colpito mortalmente.

Gli arresti successivi hanno consentito agli investigatori di ricostruire parte della rete. Tra gli imputati figurano Nicholas Bennett, diciannove anni, accusato dell’omicidio di Pinizzotto, Sheldon Tracey-Stewart, diciotto anni, e Jayon Burgher, anch’egli diciottenne. Un quarto sospetto, Zara Jabbi, diciannove anni, risulta ancora ricercato dalle autorità.

Il Centre for Israel and Jewish Affairs, principale organismo di rappresentanza della comunità ebraica canadese, ha definito le rivelazioni della polizia motivo di allarme per l’intero Paese. Secondo l’organizzazione, la questione riguarda la sicurezza nazionale canadese prima ancora della tutela di una singola comunità religiosa.

È proprio questo il punto che emerge con maggiore forza dall’inchiesta. Quando gruppi criminali vengono assoldati per colpire luoghi di culto, sedi diplomatiche e obiettivi civili seguendo direttive che potrebbero arrivare dall’estero, il problema supera i confini della criminalità comune e assume i contorni di una minaccia strategica. Le indagini della polizia di Toronto, della Royal Canadian Mounted Police e dell’FBI sono ancora in corso, ma una conclusione appare già evidente: dietro le finestre infrante delle sinagoghe e i fori dei proiettili lasciati sui muri della città potrebbe nascondersi una rete molto più ampia, capace di utilizzare giovani delinquenti come strumenti di una guerra combattuta lontano dai riflettori.