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Australia sotto accusa per la copertura su Israele e Hamas mentre un rapporto chiede un’indagine sull’ABC

Un dossier presentato alla Royal Commission sull’antisemitismo sostiene che l’emittente pubblica abbia amplificato fonti legate ad Hamas senza fornire al pubblico il contesto necessario

Shira Navon

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Australia sotto accusa per la copertura su Israele e Hamas mentre un rapporto chiede un'indagine sull'ABC

Un rapporto consegnato alla Royal Commission australiana sull’antisemitismo e la coesione sociale accusa l’Australian Broadcasting Corporation (ABC), il principale servizio pubblico radiotelevisivo del Paese, di avere diffuso informazioni provenienti da fonti collegate ad Hamas senza informare adeguatamente il pubblico sulla loro provenienza e sui possibili conflitti di interesse. Le conclusioni del documento, elaborato dall’Independent Research Group e rilanciate dall’Australian Jewish Association, rischiano di aprire una nuova controversia sul ruolo dei media occidentali nella copertura della guerra tra Israele e Hamas.

Il dossier, composto da due parti e presentato formalmente alla Commissione d’inchiesta istituita dal governo australiano, sostiene che l’ABC abbia più volte utilizzato organizzazioni, attivisti e portavoce descritti come indipendenti o umanitari senza spiegare ai lettori e agli spettatori i legami che, secondo gli autori del rapporto, alcuni di questi soggetti avrebbero avuto con Hamas o con ambienti vicini all’organizzazione palestinese.

Uno degli esempi più discussi riguarda Euro-Med Human Rights Monitor, organizzazione frequentemente citata dai media internazionali nelle informazioni provenienti da Gaza. Secondo il rapporto, l’ABC avrebbe riportato accuse riguardanti presunti abusi contro detenuti palestinesi presentando Euro-Med come una semplice organizzazione per i diritti umani. Gli autori sostengono che il pubblico non sia stato informato delle contestazioni rivolte negli anni al fondatore e presidente dell’organizzazione, Ramy Abdu. Il dossier richiama documenti e analisi pubblicate da NGO Monitor, organizzazione israeliana che monitora le attività delle ONG attive nel conflitto mediorientale, secondo cui Abdu sarebbe comparso in passato in elenchi israeliani relativi a strutture e operatori associati ad Hamas in Europa. Le accuse sono state contestate da Euro-Med, che ha sempre respinto qualsiasi collegamento operativo con il movimento islamista.

Il rapporto individua un meccanismo che definisce “Layered Attribution Obfuscation”, vale a dire un processo attraverso il quale informazioni provenienti da fonti vicine ad Hamas verrebbero progressivamente rilanciate da ONG, organismi internazionali e infine media tradizionali, fino a perdere ogni collegamento visibile con la fonte originaria. Secondo gli autori, il risultato finale è che il pubblico riceve determinate affermazioni attribuendole a soggetti percepiti come neutrali o indipendenti.

Un’altra figura citata nel dossier è Mahmoud Bassal, portavoce della Protezione Civile di Gaza, spesso intervistato dai media internazionali durante il conflitto. Gli autori sostengono che l’ABC abbia riportato sue dichiarazioni come quelle di un funzionario dei servizi di emergenza pur essendo a conoscenza, almeno in alcune occasioni, di sue presunte affiliazioni con Hamas. Anche in questo caso il rapporto sostiene che il problema principale riguardi il contesto fornito al pubblico.

Le accuse rivolte all’emittente pubblica non si limitano alle fonti utilizzate. Il documento sostiene che, tra l’ottobre 2023 e il 2026, l’Independent Research Group abbia presentato trentasette reclami formali all’ABC ottenendo risposte sostanziali soltanto in una minoranza dei casi. Gli autori descrivono un sistema interno poco incline all’autocritica e accusano l’emittente di avere reagito alle contestazioni con atteggiamenti difensivi.

Particolarmente acceso è anche il capitolo dedicato all’International Association of Genocide Scholars (IAGS), organizzazione accademica citata dall’ABC come autorevole riferimento negli studi sul genocidio. Il rapporto critica la copertura dell’emittente dopo l’approvazione di una controversa risoluzione relativa a Gaza, sostenendo che non siano stati adeguatamente spiegati i limiti del processo di voto interno e le polemiche emerse sulla composizione dell’associazione. L’ABC ha successivamente corretto alcuni elementi delle proprie notizie, precisando il livello effettivo di partecipazione degli iscritti alla votazione.

Tra gli episodi esaminati compare anche il caso di Randa Abdel-Fattah, scrittrice e accademica australiana di origine palestinese, al centro di una forte polemica pubblica dopo alcune sue prese di posizione successive al 7 ottobre. Il rapporto critica l’atteggiamento di giornalisti e commentatori vicini all’ABC che parteciparono al boicottaggio dell’Adelaide Writers’ Week, sostenendo che l’emittente non abbia esercitato sufficiente controllo sulla partecipazione dei propri collaboratori a campagne di pressione politica.

Il dossier dedica infine ampio spazio al linguaggio utilizzato dai media. Gli autori contestano il modo in cui l’ABC avrebbe spiegato il termine “intifada” durante le polemiche che hanno coinvolto l’attivista australiana Grace Tame, accusando l’emittente di averne attenuato il significato storico e il legame con la stagione degli attentati che colpirono Israele durante la Seconda Intifada.
Le conclusioni del rapporto arrivano mentre la Royal Commission sull’antisemitismo e la coesione sociale continua ad ascoltare testimonianze e documentazione provenienti da organizzazioni ebraiche, gruppi accademici, rappresentanti della società civile e operatori dell’informazione. La relazione finale è attesa per il 14 dicembre 2026, una data scelta simbolicamente a un anno esatto dall’attentato di Bondi che sconvolse l’opinione pubblica australiana.

Per l’ABC le accuse contenute nel dossier rappresentano una sfida delicata. Gli autori sostengono che l’emittente abbia contribuito alla diffusione di informazioni distorte sul conflitto mediorientale. I dirigenti dell’azienda, dal canto loro, hanno più volte difeso i propri standard editoriali e respinto le accuse di parzialità. Sarà ora la Commissione a valutare se queste contestazioni descrivano errori giornalistici isolati oppure un problema più profondo nel modo in cui una delle più importanti istituzioni mediatiche australiane ha raccontato la guerra tra Israele e Hamas.


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