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Arabia Saudita e Usa, nasce la fabbrica dei droni anti-Iran

A Riyadh una joint venture tra Stati Uniti e Arabia Saudita svilupperà droni d’attacco ispirati agli Shahed iraniani. Il progetto punta a rafforzare la deterrenza saudita contro Teheran e a ridurre la dipendenza militare dall’estero

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 3 min
Arabia Saudita e Usa, nasce la fabbrica dei droni anti-Iran

Una joint venture tra una startup statunitense del settore della difesa e un’azienda saudita è stata creata per sviluppare uno stabilimento vicino a Riyadh destinato alla produzione di droni da combattimento basati sul modello iraniano Shahed, utilizzato negli ultimi mesi nei conflitti che hanno coinvolto i Paesi del Golfo.

La struttura è in fase di sviluppo da parte di SR2Vector, una nuova partnership tra Vector Defense, con sede nello Utah, e la startup saudita SR2 Defense Systems. All’interno dell’impianto verrà prodotto un drone kamikaze sviluppato da Vector, denominato SKYWASP, in grado di colpire bersagli fino a 1.500 chilometri di distanza, pari grossomodo alla distanza tra la costa nord-orientale saudita e Teheran.

“SKYWASP è un programma in grado di riequilibrare le forze in campo e rafforzare le capacità di deterrenza dell’Arabia Saudita”, ha dichiarato a Semafor Lucien Zeigler, responsabile della strategia e co-fondatore di SR2.
Zeigler non ha fornito cifre relative alla produzione dello stabilimento, ma ha affermato che produrrà “quantità operative significative, coerenti con i requisiti di deterrenza strategica del Regno”. Si è inoltre rifiutato di indicare una tempistica per l’avvio della produzione o di rivelare l’entità complessiva dell’investimento.

SR2Vector produrrà droni sia per il mercato interno saudita sia per l’esportazione verso Paesi alleati. L’azienda sarà supportata da MASNA Ventures, un fondo di investimento nella tecnologia per la difesa che Zeigler sta attualmente costituendo e finanziando.
Si prevede che gli Stati del Golfo aumenteranno la spesa per la difesa in seguito alle tensioni e ai conflitti con l’Iran, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e la capacità di deterrenza contro futuri attacchi. L’Arabia Saudita, che dispone di uno dei bilanci per la difesa più elevati al mondo ma importa ancora la quasi totalità del proprio equipaggiamento militare, si è posta l’obiettivo di localizzare il 50% della spesa militare entro il 2030.

Dall’inizio delle ostilità, alla fine di febbraio 2026, l’Iran ha lanciato migliaia di missili e droni contro i Paesi del Golfo. Sebbene la maggior parte sia stata intercettata, quelli che sono riusciti a eludere le difese hanno colpito obiettivi come hotel, data center e impianti energetici. Il bilancio delle vittime nei Paesi del Golfo è stato limitato, con meno di 30 morti, mentre in Iran oltre 3.000 persone sarebbero rimaste uccise a causa degli attacchi statunitensi e israeliani.

Il drone Shahed è diventato una delle armi più efficaci e diffuse dell’Iran. Si stima che il costo di produzione di un singolo drone si aggiri intorno ai 35.000 dollari, una cifra enormemente inferiore ai costi necessari per utilizzare i sistemi intercettori e i missili impiegati dagli Stati del Golfo per abbatterlo. Questa asimmetria sta spingendo i governi della regione a cercare soluzioni alternative, incluse collaborazioni con aziende ucraine. Anche la Russia ha sviluppato una versione del sistema Shahed, ampiamente utilizzata nella guerra contro l’Ucraina.

Il fondo MASNA Ventures, che finanzierà l’impianto per la produzione dei droni, punta a capitalizzare la crescente cooperazione nel settore della difesa tra Stati Uniti e Arabia Saudita, quest’ultima designata importante alleato non NATO degli Stati Uniti lo scorso novembre, in occasione dell’incontro tra il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente Donald Trump alla Casa Bianca.