L’accordo tra Iran e USA tradisce Israele, il popolo iraniano, i Paesi del Golfo, i musulmani moderati nel mondo e l’intero Occidente. Al di là del testo che leggeremo nei prossimi giorni, che nel caso del regime di Teheran, per la parte che riguarda l’arma nucleare, lascia comunque ampi margini di scetticismo visto il livello di affidabilità già dimostrato con l’accordo JCPOA del 2015, questo nuovo accordo vincola strategicamente gli Stati Uniti e rafforza l’asse del male mediorientale.
La Repubblica Islamica dell’Iran è il centro di una rete terroristica che ha come obiettivo la distruzione di Israele, la sconfitta del mondo sunnita e l’indebolimento dell’Occidente. La fine di questo regime, così come la sconfitta dei totalitarismi nazista e fascista nel Novecento, è una necessità storica e una condizione essenziale per una maggiore stabilità regionale.
Un Medio Oriente senza più quel regime avrebbe potuto raggiungere una nuova stabilità, basata su una nuova cooperazione tra i Paesi dell’area, sulla liberazione del mercato energetico dal ricatto iraniano, sull’eliminazione della più grande minaccia che incombe da quasi mezzo secolo su Israele, sulla liberazione del popolo iraniano da una potente, oppressiva e sanguinaria imposizione estremista religiosa e sulla possibilità per l’Islam moderato di sottrarsi all’identificazione con le forme più radicali e violente dell’islamismo politico.
Il solo fatto che, dopo aver incoraggiato il popolo iraniano a ribellarsi attraverso dichiarazioni che promettevanol’imminente intervento militare e il rovesciamento del regime (la protesta è stata soffocata nel sangue di più di 30.000 iraniani tra l’8 e il 9 gennaio), la questione della libertà degli iraniani non sia mai stata posta al centro del negoziato costituisce di per sé un tradimento tale da gettare un’ombra inquietante sull’intero Occidente.
Sappiamo che quest’inverno, alle dimostrazioni di piazza di donne e uomini iraniani che lottavano per la loro libertà, si era aggiunta la sommossa del popolo dei bazar che, da sempre passivamente sottomesso al regime ma colpito dalla drammatica crisi economica, aveva finalmente aperto gli occhi e trovato il coraggio di protestare. Ora, con l’enorme flusso di risorse finanziarie che tornerà nelle casse del regime, questo potrà recuperare parte del consenso perduto a causa della crisi economica e reprimere nel sangue chi continua a lottare per la libertà.
Israele è stato assente al tavolo del negoziato. Eppure, la guerra dei dodici giorni del giugno 2025 e quella iniziata il 28 febbraio di quest’anno con l’eliminazione di Khamenei sono state combattute insieme da Israele e dagli Stati Uniti, alleati. E lo scopo di quella guerra, per gli alleati, era chiaro: eliminare la minaccia nucleare iraniana che incombe su Israele.
Hamas, il 7 ottobre, ha sterminato 1.200 israeliani e rapito 251 persone ed è armato e finanziato dal Qatar e dall’Iran. Hezbollah continua a lanciare missili e droni contro Israele, anche in questi giorni. Ma nell’accordo a Israele viene imposto di non difendersi e di subire missili e droni in silenzio. Dopo quasi tre anni di guerra, Israele è stata tradita dal suo unico alleato.
Ora l’Iran rimane una minaccia enorme, Hezbollah resta armato e continua a tenere sotto ricatto il Libano, a Gaza Hamas governa, uccide, tortura, ricatta e di disarmo non si parla più.
E i governi europei? Usando il solito doppio standard, dal 7 ottobre hanno voltato le spalle a Israele. Quasi tutti hanno interrotto ogni fornitura militare a Israele aggredito mentre, giustamente, hanno sostenuto con armi e risorse l’Ucraina, anch’essa aggredita. Molti hanno richiesto sanzioni e l’interruzione dei rapporti con lo Stato degli ebrei. Molti hanno incredibilmente riconosciuto lo Stato palestinese senza condizioni, neppure quelle poste dall’ONU, ovvero il disarmo e lo scioglimento di Hamas, la riforma dell’ANP e del suo sistema scolastico. Ma quando, con la guerra contro il regime iraniano, hanno visto profilarsi il blocco di Hormuz e la crisi geopolitica trasformarsi immediatamente in crisi energetica, invece di spiegare ai propri cittadini il motivo dell’aumento del prezzo della benzina e il senso di quella guerra, che aveva l’obiettivo di eliminare una minaccia globale, hanno subito spinto per una resa incondizionata alla volontà del regime iraniano.
Al G7 ci si è congratulati con lo “sforzo diplomatico” di Trump e si è guardato a Israele con crescente fastidio, perché con il suo atteggiamento rischia di disturbare questa resa incondizionata finalizzata alla riduzione del prezzo della benzina. Ora Israele è davvero sola. Il suo diritto alla difesa viene cancellato e la sua stessa esistenza torna ad essere concretamente in pericolo. E con Israele è a rischio anche la nostra libertà.
L’ora dei dilettanti

