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⌥ Lo sdoganamento

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Una volta l’antisemitismo aveva almeno il buon gusto di vergognarsi tanto che si nascondeva dietro allusioni, mezze frasi, “ma io non sono antisemita”.Oggi non più. Aggrediscono la Brigata Ebraica. Negli studi della Rai compare un manifesto contro l’inviato in Israele. Brunori viene bersagliato con una caricatura dai richiami antisemiti. Episodi diversi, stesso clima.

La novità non è l’odio perché l’odio c’è sempre stato. La novità è la sua tranquillità. Chi lo esprime non sente più il bisogno di giustificarsi ma, anzi, si sente dalla parte giusta della storia. Perché basta sostituire una parola. Non si dice più “ebreo”, si dice “sionista”. Ed ecco che ciò che ieri sarebbe stato inaccettabile diventa improvvisamente legittimo, perfino applaudito. È il più riuscito dei giochi di prestigio: cambia l’etichetta, resta intatto il bersaglio.

Quando una società smette di indignarsi, non sta assistendo al ritorno dell’antisemitismo ma al suo sdoganamento, che poi è sempre il momento più pericoloso.



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