Al rifugio Stivo, sopra Arco, sventola una bandiera palestinese. La Sat, proprietaria del rifugio, ha chiesto al gestore di toglierla: semplice regola, perché ciò che si espone in un rifugio dell’associazione finisce per rappresentare l’associazione stessa. Lui si rifiuta. Dice che «non è politica», è solidarietà.
Meraviglioso. Una bandiera nazionale issata in piena guerra, al centro di una delle questioni politiche più incendiarie del pianeta, sarebbe dunque un gesto depoliticizzato. Una specie di plaid emotivo.
Il fanatismo ormai ha conquistato tutto: università, festival, concerti, piazze. Mancavano i duemila metri. Adesso anche in montagna, tra una ferrata e un piatto di polenta taragna, bisogna dichiarare da che parte si sta. L’aria sarà pure più rarefatta ma, a quanto pare, le idee ancora di più.