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Programma nucleare iraniano, le nuove immagini satellitari mostrano attività nei siti strategici di Natanz, Fordow e Isfahan

Veicoli, ingressi ai tunnel protetti e nuove misure difensive emergono dalle immagini diffuse da Reuters mentre a Doha proseguono i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran

Rosa Davanzo

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Programma nucleare iraniano, le nuove immagini satellitari mostrano attività nei siti strategici di Natanz, Fordow e Isfahan

Mentre a Doha proseguono i colloqui indiretti fra Stati Uniti e Iran con la mediazione di Qatar e Pakistan e le autorità qatariote parlano di una “progressione positiva” del confronto diplomatico, nuove immagini satellitari diffuse da Reuters riportano l’attenzione sui principali impianti nucleari della Repubblica islamica, mostrando un’intensa attività attorno ai siti più sensibili del Paese e alimentando interrogativi sulle mosse di Teheran in una fase che resta estremamente delicata.

Le fotografie riguardano soprattutto Natanz, Fordow e Isfahan, i tre pilastri del programma nucleare iraniano. Nei pressi del complesso di Natanz, le immagini si concentrano sugli ingressi dei tunnel scavati nel monte Kolang Gaz La, conosciuto anche come Pickaxe Mountain, dove compaiono diversi veicoli parcheggiati in prossimità dell’accesso occidentale. A Fordow, l’impianto sotterraneo costruito nel cuore della montagna e considerato uno dei siti più difficili da colpire, sono invece visibili ostacoli collocati lungo la strada di accesso, mentre nell’area di Isfahan l’attenzione si concentra ancora una volta sui tunnel che costeggiano il complesso nucleare.

Da sole, queste immagini non dimostrano un’accelerazione del programma nucleare iraniano, tuttavia confermano che attorno alle installazioni sotterranee continua un’attività costante e accuratamente organizzata. Gli analisti dell’Institute for Science and International Security (ISIS), uno dei principali centri di ricerca specializzati nel monitoraggio dei programmi nucleari attraverso l’analisi satellitare, osservano da mesi l’evoluzione di questi siti e avevano già segnalato, nella primavera scorsa, la comparsa di terrapieni davanti ad alcuni ingressi orientali del complesso di Pickaxe Mountain. Secondo il loro giudizio, tali interventi non servirebbero a occultare completamente gli accessi, bensì a rallentare un eventuale ingresso rapido di mezzi militari o di forze speciali, aumentando il tempo di reazione delle difese iraniane.

L’attenzione degli esperti resta concentrata soprattutto sulle installazioni sotterranee. Dopo gli attacchi subiti dai siti nucleari nel corso del 2025 e del 2026, Teheran sembra avere investito molte risorse nel rafforzamento delle strutture più protette, puntando sulla profondità delle gallerie e su nuove opere difensive. Le fotografie più recenti sembrano inserirsi proprio in questo quadro, nel quale la protezione delle infrastrutture appare una priorità assoluta.

L’ISIS sottolinea anche un elemento destinato ad alimentare il dibattito internazionale. Nei rapporti pubblicati nelle ultime settimane gli analisti affermano di non avere osservato, attraverso le immagini disponibili, segnali di una ripresa delle attività di arricchimento dell’uranio nei siti colpiti durante le operazioni militari degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, il centro di ricerca ritiene che importanti quantitativi di uranio già arricchito possano trovarsi ancora in depositi sotterranei situati proprio a Isfahan, Natanz e Fordow, circostanza che continua a rappresentare uno dei principali motivi di preoccupazione per le capitali occidentali.
La coincidenza fra la diffusione delle nuove immagini e l’avvio di una fase diplomatica più intensa conferisce a questi scatti un peso politico che va oltre il loro contenuto tecnico. Washington continua infatti a chiedere garanzie sul futuro del programma nucleare iraniano, mentre Teheran insiste sul proprio diritto a sviluppare attività nucleari per fini civili. In questo contesto, ogni movimento osservato attorno ai grandi impianti sotterranei viene analizzato con estrema attenzione, perché offre indicazioni preziose sul livello di preparazione delle infrastrutture e sulle priorità strategiche della Repubblica islamica, pur senza consentire conclusioni definitive sulle reali intenzioni del regime.