C’è stato un tempo in cui il cambiamento climatico era la più grande emergenza del pianeta. Ci dicevano che ogni ritardo era criminale, che ogni impianto per produrre energia pulita era un passo nella direzione giusta. Poi è arrivato Israele.
A Biella, alcuni ambientalisti si oppongono a un impianto agrivoltaico perché tra gli investitori c’è una società israeliana. Naturalmente si guardano bene dal contestare il progetto. Quel che non gli va giù è il passaporto di chi lo finanzia. L’energia pulita va benissimo, purché non sia troppo israeliana.
L’ambientalismo più ideologico ha trovato una causa ancora più totalizzante dell’ambiente. Prima veniva il pianeta, adesso viene l’ossessione anti-israeliana. Se le due cose entrano in conflitto, il pianeta può aspettare.
Ogni movimento, prima o poi, rivela la propria gerarchia di valori. In questo caso è chiarissima. Il clima era una bandiera e Israele è diventato una fissazione. E quando una fissazione prende il posto della ragione, perfino un pannello solare può diventare un nemico.
Bidoni della spazzatura
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