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⌥ La solitudine dell’uomo normale

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C’è qualcosa di paradossale nella politica italiana. Non scandalizza più chi giustifica i terroristi, chi considera l’Occidente il vero colpevole di ogni guerra o chi riesce a trovare sempre una spiegazione per le dittature. Fa notizia, invece, chi continua a pensare che Israele abbia il diritto di difendersi, che l’Iran sia una minaccia e che gli Stati Uniti, con tutti i loro errori, restino il pilastro delle democrazie liberali.

Così Piero Fassino si ritrova quasi un reperto archeologico e non perché abbia cambiato idea, ma perché è cambiato il paesaggio intorno a lui.

Quello che fino a pochi anni fa era il lessico naturale della sinistra riformista è diventato una lingua straniera. Difendere Israele è sospetto. Criticare il regime degli ayatollah richiede coraggio. Dichiararsi filo-occidentali sembra un’imbarazzante eccentricità.

Dobbiamo ammettere però che la vera anomalia non è Fassino ma il fatto che venga raccontato come un’eccezione. Come se fosse lui ad aver preso una strada laterale, quando in realtà è il resto del corteo ad aver cambiato direzione. Ogni epoca produce le sue forme di conformismo. La nostra ha deciso che il modo migliore per sembrare intelligenti consiste nel diffidare delle democrazie e nel concedere sempre un’attenuante ai loro nemici.

Alla fine, la solitudine non è quella del politico ma quella del buon senso.


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