Tre giovani carristi sull’attenti, il basco nero, la mano alla fronte nel saluto militare. Davanti a loro le tombe dei soldati della 401ª Brigata corazzata caduti nella guerra dello Yom Kippur del 1973. La fotografia fu scattata la vigilia dello Yom Kippur del 2023, meno di due settimane prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre. Oggi due dei tre militari ritratti, Itay Saadon e Ofir Berkovich, sono morti combattendo a Gaza. Gabriel, il terzo ragazzo della fotografia, è rimasto solo.
Erano stati mandati al cimitero nell’ambito di un progetto dell’IDF che affida ai soldati di oggi il compito di ricordare quelli delle generazioni precedenti. Cinquant’anni separavano i ragazzi in uniforme dalle lapidi davanti alle quali rendevano gli onori. In quel momento nessuno poteva immaginare che il filo tra le due guerre sarebbe diventato, per loro, così terribilmente breve.
Itay aveva 21 anni, veniva da Har Halutz ed era comandante di carro armato nel 52º Battaglione della 401ª Brigata. Morì nel novembre 2023 durante i combattimenti nel nord della Striscia di Gaza. Ofir, originario di Modi’in-Maccabim-Reut, aveva vent’anni ed era anch’egli nel 52º Battaglione. Morì il 19 ottobre 2024, quasi un anno dopo l’amico, ancora nel nord di Gaza. I loro nomi figurano negli elenchi ufficiali dei caduti della guerra.
Gabriel ricorda poco della giornata in cui fu scattata la fotografia. Ricorda molto bene, invece, il momento in cui seppe della morte di Itay, nelle prime settimane dell’operazione terrestre a Gaza. Era sconvolto, ha raccontato a Yedioth Ahronoth e Ynet, e contemporaneamente sapeva di trovarsi in guerra e di dover continuare a combattere. Quando, quasi un anno più tardi, arrivò la notizia della morte di Ofir, quella fotografia assunse definitivamente un altro significato.
Guardarla oggi significa per lui tenere insieme due sentimenti difficilmente conciliabili. È l’immagine bella di tre ragazzi che rendono omaggio ai caduti della propria brigata ed è, nello stesso tempo, il documento di qualcosa che ancora doveva accadere. «Sono l’unico rimasto vivo di quella foto», ha detto.
Ai compagni che hanno perduto amici Gabriel rivolge soprattutto un invito a parlare. Durante una guerra, a Gaza come in Libano, chi sopravvive porta con sé anche ciò che è accaduto agli altri, e chiudersi rende quel peso ancora più difficile da sopportare. La sua esperienza gli ha insegnato a cercare le persone intorno a sé e a condividere ciò che sente.
Per i genitori di Ofir la fotografia arrivò soltanto durante la shivà, i sette giorni del lutto ebraico, portata a casa da un ufficiale incaricato dell’assistenza alle famiglie dei caduti. Simona, sua madre, inizialmente non riusciva neppure a guardarla. Baruch, il padre, ricordava invece quanto il figlio fosse orgoglioso di essere stato scelto per quella missione commemorativa. Ofir considerava un onore recarsi sulla tomba di un soldato caduto. In un progetto della sua unità aveva condensato in poche parole il proprio modo di stare al mondo, dicendo che bisognava accumulare quante più esperienze possibile e vivere.
Anche Liat, la madre di Itay, conserva un ricordo preciso di quel giorno. Il figlio le aveva mandato un’altra fotografia, nella quale appariva solo davanti a una tomba. Lei aveva pensato che avrebbe preferito vederlo visitare feriti di guerra anziché cimiteri. Dopo la morte di Itay, quella cerimonia ha assunto ai suoi occhi un significato che allora non poteva conoscere.
L’immagine dei tre carristi appartiene ormai a qualcosa di più grande delle loro storie individuali. I soldati del 2023 erano andati al cimitero per custodire la memoria dei ragazzi del 1973; poche settimane dopo una nuova generazione israeliana cominciava a scrivere il proprio elenco di caduti. Nella 401ª Brigata, che ha combattuto duramente a Gaza, i nomi di Itay e Ofir sono entrati nella memoria che altri soldati saranno chiamati a custodire.
Il giorno dello Yom Kippur del 2026 quella fotografia acquista perciò una forza quasi insostenibile. Tre ragazzi guardavano le tombe di una guerra lontana cinquant’anni senza sapere quanto il passato fosse vicino. Oggi Gabriel può guardare quella stessa immagine e vedere accanto a sé due amici che non ci sono più. È rimasto lui a ricordare per tutti e tre.