Ogni volta è la stessa storia. Si parla di una legge contro l’antisemitismo e qualcuno grida alla censura, come se il problema fosse limitare l’odio, non l’odio stesso. È una curiosa eccezione. Nessuno protesta quando si combattono il razzismo, l’omofobia o l’istigazione alla violenza. Le obiezioni scattano soprattutto quando il bersaglio sono gli ebrei.
La libertà di parola è un pilastro della democrazia. Trasformarla nel diritto di diffondere odio significa svuotarla del suo significato. Eppure l’antisemitismo continua a rivendicare un privilegio speciale: essere trattato come una semplice opinione.
Alla fine il paradosso è questo: chi cerca di fermare l’odio viene accusato di censura e chi alimenta l’odio si presenta come il vero difensore della libertà.
Bidoni della spazzatura
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